UN PATRIMONIO SOTTOVALUTATO:
BOSCAGLI “DA ANNI CHIEDIAMO
STATI GENERALI DELLA MONTAGNA”

LECCO – La montagna lecchese, questo patrimonio perennemente sottovalutato e troppo spesso considerato una bella cornice estetica alle spalle della città. Vedere i rifugi chiusi in Erna è semplicemente figlio di una mancanza di comprensione dell’immenso potenziale valore turistico, culturale, educativo, economico (etc. etc..) che hanno le prealpi lecchesi, montagne che vanno dal banale sentiero “passegginabile” alle più incredibili scalate internazionali dove nascono i Ragni.

Ad oggi è purtroppo impietoso il confronto con altre località montane che, senza scomodare le Dolomiti ma la più vicina Valtellina, hanno ben compreso che solo un vero sistema costituito da Istituzioni, Associazioni ( CAI, SEL, UOEI, gli Alpini…) rifugisti e operatori economici può davvero valorizzare l’impagabile bellezza che ci abbraccia fino a bordo lago.

Tante cose anche stupende sono nate e cresciute negli anni, pensiamo alle gare come la Resegup o all’evento di popolo del riposizionamento della Croce in Grignetta, che descrivono quanto i lecchesi abbiano nel dna la montagna ben più che sentirsi laghè. Purtroppo ad oggi non assistiamo ad un salto di qualità del sistema montagna che possa valorizzare il bello ma anche evitarne il declino (dai Resinelli a buona parte della Valsassina) .

Tante piccole cose vanno fatte, partendo dalla manutenzione dei sentieri, con la nuova e chiara segnaletica, e soprattutto app che li rendano facilmente affrontabili da tutti secondo le proprie capacità fisiche. Senza una bella segnaletica e cartine, online, aggiornate quale folle si avventura in un bosco sconosciuto in montagna? Ad oggi troppe vie sono esclusiva dei lecchesi che li conoscono a memoria avendoli sempre fatti, a prescindere da ogni indicazione per noi quasi inutile (a parte che giusto settimana scorsa sul Pizzo ho sbagliato strada io…).

Allo stesso modo è auspicabile riprenda il dibattito con rifugisti, proprietari ed Enti sulla qualità dell’ospitalità nei rifugi, esercizi di montagna e bivacchi, ed in cui si inserisce anche il caso Erna di questi giorni.
Questo solo per dire due delle mille cose evidenti per chi frequenta la zona.

Non è una questione di soldi e bilanci ma di mentalità. Non si capisce perché continuiamo a fare incontri di qualsiasi, pur importante, tema ma non riusciamo a fare i capofila promotori degli Stati Generali della Montagna, chiesti 2 anni fa, mettendo intorno ad un tavolo di lavoro l’eterogeneo mondo degli amanti e operatori delle vette lecchesi.

Abbiamo un immenso potenziale inespresso, che ben prima che turistico ed economico è umano, culturale, educativo, perché rimango profondamente convinto che la montagna, oltre ad essere una bellezza oggettiva, rende anche le persone migliori.

Filippo Boscagli

 

 

 

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