TINO VAGLIERI IN MOSTRA A LECCO,
LUNEDÌ SERA L’APPROFONDIMENTO

LECCO – “Morte del Minatore”, realizzata in un solo giorno nell’agosto del 1956, è una delle più straordinarie opere di Tino Vaglieri, ed è attualmente esposta alla Galleria Bellinzona di Lecco, culmine della mostra “Tino Vaglieri. Dalla Sicilia a Marcinelle. Estate 1956”, visitabile fino al 20 aprile. È il grido disperato e doloroso, e insieme assetato di risposte, di un grande artista interrogato e provocato dalla tragedia immane della miniera di carbone di Marcinelle, in Belgio, dove una esplosione di gas fa strage di minatori.

Il freddo resoconto finale parla di 262 vittime: tra loro ben 136 immigrati italiani, arrivati fin lì per quel lavoro e quella paga sicura che l’accordo tra Stato italiano e Stato belga, siglato fin dal 1946, sembrava assicurare. Gli italiani, a Marcinelle, trovavano sì una paga sicura, ma pure condizioni lavorative estreme e pericolose, in un ambiente sociale e culturale ostile e certamente non accogliente.

Il giovane Vaglieri, in quell’estate del 1956 ha 27 anni, insieme all’amico Gianfranco Ferroni ha appena visitato la Sicilia da dove provengono molti di quegli emigranti: “Da quella esperienza – scrive Elena Lissoni nel catalogo della mostra lecchese – nascono alcune delle opere più violente e straordinarie di Vaglieri: grandi teste drammatiche che urlano una protesta, scene di vita tribale e ancestrale dipinte con una accentuazione espressionistica assai evidenziata e con colori e materia quanto mai violenti… La Sicilia diventa un luogo senza tempo dove uomini e donne sono umiliati dalla violenza e dalla fatica”. Poi Marcinelle…

L’urlo impietrito del minatore ucciso dal grisou nei cunicoli sotterranei di Marcinelle si materializza sulla tela di Vaglieri nel Cristo crocifisso della tradizione e della fede cristiana, che rivive nell’attuale momento liturgico della Quaresima, in vista della Settimana Santa e della Pasqua di Resurrezione. La storia di Vaglieri è un’altra, è vissuta di una cultura ideale e politica diversa, affascinata dal richiamo del comunismo e poi delusa da un realismo, anche in pittura, che si ferma “alla rappresentazione epica e trionfalistica di un popolo in rivolta – scrive ancora Lissoni -, diventando spesso docile interprete delle istanze della politica”. Non può bastare, questa risposta, alle domande sul destino spesso doloroso dell’uomo che Vaglieri e altri giovani artisti come lui – protagonisti di quell’esperienza artistica poi definita “Realismo esistenziale” – continuano a porsi informando vitalmente e profondamente la loro opera.

Di questo si rifletterà, lunedì 18 marzo per iniziativa della Galleria Bellinzona e del Centro culturale Alessandro Manzoni, grazie in particolare al contributo della professoressa Laura Polo D’Ambrosio (nella foto in alto a destra davanti all’opera), docente al Liceo classico Manzoni di Lecco, studiosa di storia dell’arte e critica apprezzata ben oltre i confini della nostra città, curiosa e attenta investigatrice del valore comunicativo e del significato dell’opera d’arte e del mondo del suo autore.

Sarà una riflessione a tutto campo, al centro quella “Morte del Minatore” che tanto deve alla “Crocifissione” cinquecentesca di Grunewald, oggi esposta nel Museo Unterlinden di Colmar, in Alsazia: una Crocifissione che ha segnato in profondità l’arte moderna e contemporanea, anche quella apparentemente lontana dai temi religiosi ma certamente appassionata all’uomo, al suo dolore, alla sofferenza, al loro significato in ogni singola esperienza umana.

Davanti a tanto dolore, davanti all’orrore, “cosa può fare l’uomo – sottolinea Laura Polo D’Ambrosio – se non trovare un modo per permettere la rigenerazione dell’umano tra le ceneri? L’artista deve opporre resistenza all’idea che tanto così va il mondo… La salvezza – aggiunge la professoressa Polo citando Elias Canetti – consiste nel non voltare il capo” davanti a tutti gli orrori che incombono sull’umanità.

 

 

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