TEATRO/L’OPERA? CON ELIO
DIVENTA BUFFA. LUNGHI
APPLAUSI AL PALLADIUM

LECCO – Nella rosa dei candidati all’Ambrogino d’Oro 2018 figurano anche Elio e le Storie Tese. Un giusto riconoscimento alla band milanese che dagli anni Ottanta ci ha regalato una “musica per sognare”, come la definiscono loro, che sono allergici a etichette e definizioni. Troppo riduttivo infatti catalogarli come “rock demenziale”, perché il surreale dei contenuti e i nonsense linguistici della tradizione milanese, uniti alla satira graffiante della società, fanno parte di un progetto più vasto di sperimentazione e di ricerca musicale unica nel panorama italiano. Il gruppo si è da poco sciolto “come i ghiacciai” al sole di questo clima impazzito (cfr. il progetto della “Canzone Circolare” per Legambiente), ma continuano a essere amatissimi.

Da alcuni anni il trasformista Elio (Stefano Belisari) si cimenta nel ruolo di simpatico divulgatore dell’opera lirica. Due elementi gli permettono di navigare a suo agio nel mare della musica classica d’élite: la formazione classica (studia alla Scuola Civica di Milano flauto traverso e si diploma al Conservatorio); e poi naturalmente il linguaggio della narrazione, che va a incrociarsi con quello della favola. Anche in questo caso Elio si ritaglia un ruolo dinamico, dentro e fuori la storia, in un continuo distanziamento prospettico sul crinale dell’ironia.

Grande successo martedì 4 dicembre al cineteatro Palladium di Lecco per Opera Buffa! Il Flauto Magico e centro altre bagatelle. I musicisti (al violino Gabriele Bellu, al violoncello Luigi Puxello, al pianoforte Andrea Dindo) entrano in scena, accordano gli strumenti e attaccano con la musica, e proprio quando il pubblico sembra accomodarsi all’idea del concerto tradizionale, una figura corre in mezzo al palco: è un tipico stratagemma da commedia, quando un personaggio dal reame della fantasia è catapultato nel qui e ora della narrazione scenica. Ecco Elio, che indossa un improbabile completo rosso, occhialini da intellettuale e ciuffo imponente, che più volte pettinerà con cura durante l’esibizione. Sarà lui il nostro narratore. Si rivolge a noi come “Carissimi bambini”, forse per sottolineare che si rivolge a un pubblico di non-esperti, ma anche per chiedere di abbandonarci alla favola meravigliosa del Flauto Magico. Sulla scorta della riduzione di Vivian Lamarque, la lettura sarà “alla Elio”, con inserti comici.

È una storia complicata, ci avvisa, con tanti personaggi diversi: “alcuni così buoni da sembrare buoni, altri così cattivi da sembrare buoni, altri proprio cattivi cattivi: insomma, un bel casino”. Nella prima parte dello spettacolo l’estro di Elio è regolato e composto: le vicende di Tamino e Pamina, fra serpenti, maghi, la terribile Regina della Notte e il buffo uccellatore Papageno sono accompagnate dalle musiche di Mozart. Elio recita le parti di raccordo, prende il flauto ed esegue svirgoli sonori, assiste da spettatore alle celebri arie eseguite dalla brava soprano Scilla Cristiano capace di trasformarsi in Pamina, Regina della Notte e Papagena, con simpatici siparietti in cui finge di non aver capito nulla del canto in tedesco (e ci legge la traduzione) oppure commenta il carattere dei personaggi. E poi si esibisce lui stesso, impersonando Papageno nel celeberrimo duetto con Papagena, in cui mostra notevoli virtù canore, ma il suo spirito birichino non resiste, e anche nella performance seria accentua la fatica e le espressioni facciali in modo comico.

Nella seconda parte Elio smette i panni del narratore per quelli del presentatore e offre al pubblico alcune celebri arie operistiche: sarà il Don Giovanni mozartiano (“Aria del catalogo”), ma soprattutto il barbiere di Siviglia rossiniano in “Largo al factotum”, eseguito alternando bevute di vino per sciacquare la gola e farsi coraggio nei gorgheggi, con un pausa impertinente proprio sul nome di Figaro… La soprano è stata ammirata dal pubblico per le sue doti canore ma anche istrioniche, nel fingersi valletta di Elio e pronta a seguire le sue stralunate trovate. È diventata Zerlina (“Batti, batti bel Masetto” dal Don Giovanni) e Rosina (“Una voce poco fa” dal Barbiere), mentre molti dal pubblico sorridevano beati, ripetendo i versi notissimi.

Ma è al “collega” Rossini che vanno le preferenze di Elio (nel 2017 si sono celebrati i 150 anni dalla nascita). Infatti a trentasette anni, “l’età in cui da noi uno comincia a pensare al suo lavoro da grande, Rossini aveva già scritto tutto”: decide di trasferirsi a Parigi e di dedicarsi a ciò che gli pare, scrivendo canzoni per far ridere gli amici. Un itinerario che somiglia a quello di Elio e le storie tese, commenta il nostro, “con l’unica differenza che noi abbiamo scritto canzoni stupidotte senza prima aver prodotto opere”. Piccoli dettagli. Ed ecco allora che ci fa sentire “La chanson du bébé” modernizzata in versione italiana e dopo la conclusione seria su Offenbach, il pubblico chiede il bis: sarà il “Duetto buffo di due gatti”, con i miagolii gorgheggiati che strappano molte risate. Dieci minuti di applausi.

Gilda Tentorio

Immagini da qui

 

 

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