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‘SULLE STRADE DI LECCO’,
RUBRICA DI TOPONOMASTICA:
VIA CALATAFIMI A CASTELLO

Nome della via: Via Calatafimi.VIA CALATAFIMI CARTINA

Rione e posizione della via: Castello, collega via Galandra a via Pasubio.

LECCO – Dopo lo sbarco fallimentare dei fratelli Bandiera che abbiamo descritto nella scorsa puntata, dedichiamo il 46esimo episodio della nostra rubrica, ‘Sulle strade di Lecco’, a un altro evento risorgimentale che invece ha determinato il successo della spedizione dei Mille: la battaglia di Calatafimi.

Combattuta il 15 maggio 1860 dopo lo sbarco di Marsala dell’11 con cui i Cacciatori delle Alpi erano approdati in terra borbonica, vede i garibaldini fronteggiare la colonna mobile dell’esercito borbonico comandato dal generale Francesco Landi. In un rapporto di due a uno a favore dei napoletani, i militi di Garibaldi riuscirono a fermare il primo assalto grazie a una disperata difesa alla baionetta. L’esercito borbonico, bloccato su posizioni intermedie, era però vicino alle linee delle camicie rosse che difficilmente avrebbero potuto resistere alla forza superiore di un altro attacco dell’intero esercito nemico.

Nino Bixio, comandante della prima linea, aveva già preparato gli uomini alla ritirata, che sarebbe stata sicuramente un bagno di sangue: la leggenda vuole che proprio a questo punto Garibaldi in persona bloccò l’ordine di Bixio, pronunciando la famosissima frase: “O si fa l’Italia o si muore” (espressione più legata al mito che alla storia). Meno leggendario e più reale fu il rischio di morte corso da Garibaldi durante la battaglia: con un atto di coraggio, Augusto Elia si prese un proiettile al posto dell’eroe dei due mondi salvando in questo modo non solo il generale, ma anche la spedizione dei Mille che senza il condottiero sarebbe probabilmente fallita.

BATTAGLIA DI CALATAFIMIDopo alcune ore di scontri cruenti i comandanti borbonici, senza motivo apparente, ordinarono la ritirata alle truppe. Lo stesso Garibaldi ricorderà nelle sue memorie l’indecifrabilità di quel gesto. Infatti, temendo che si trattasse di una trappola, il generale ordinò il contrattacco solo quando il grosso delle truppe di Landi era ormai in marcia verso Alcamo.

Le cause dell’improvvisa ritirata sono da attribuirsi al timore di Landi che la popolazione in rivolta avrebbe potuto accerchiare l’esercito, visto che in soli quattro giorni dallo sbarco di Marsala già 500 uomini si erano uniti ai battaglioni di Garibaldi. Un’altra causa potrebbe essere stata legata al fatto che le informazioni diramate sulla spedizione riportavano di briganti e tagliagole mentre quelli che erano schierati sul fronte garibaldino a Calatafimi erano soldati addestrati e ben equipaggiati. Lo spavento vero venne dalla reazione delle camicie rosse alla carica dei cacciatori napoletani che in maniera ordinata aprirono il fuoco senza fretta e ascoltando gli ordini. Questo perché, eccezion fatta per i volontari siciliani, i Mille erano per la stragrande maggioranza dei veterani che avevano prestato servizio durante la seconda guerra d’indipendenza proprio nei Cacciatori delle Alpi, e che quindi conoscevano il generale e i suoi luogotenenti, il loro modo di combattere e il modo in cui Garibaldi voleva che gli ordini fossero eseguiti.

La battaglia di Calatafimi è senza dubbio il primo grande successo della spedizione dei Mille che porterà, a poco più di un anno di distanza, nel 1861, alla stretta di mano a Teano tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II e quindi all’Italia unita e indipendente dalle potenze straniere.

A. G.

 

 

 

 

 

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