“SULLA BUONA STRADA”.
DALL’ETIOPIA ALL’UGANDA:
LA PASSIONE PER L’AFRICA
DI MARTINA LOCATELLI

GALBIATE – La Bishop Cipriano Kihangire Nursery and Primary School (BCK) di Kampala accoglie in totale più di 1300 allievi: la scorsa estate con Martina Locatelli hanno condiviso per un mese “il field behind, il campo da gioco che era diventato il nostro spazio di sfogo after classes”.

25 anni, in tasca una laurea triennale in Lingue e letterature straniere e a breve un titolo magistrale in Consulenza pedagogica per la disabilità e la marginalità, Martina è partita per l’Uganda grazie al Charity Work Program, un programma di volontariato internazionale proposto dal Centro per la Solidarietà Internazionale dell’Università Cattolica di Milano. Ma la sua passione per l’Africa ha radici più lontane di quelle universitarie: affascinata alle scuole elementari dalla testimonianza di un padre missionario, ha maturato e lasciato spazio al desiderio di vivere un’esperienza di missione fino a che nel 2014 ha potuto partecipare per qualche tempo alla vita di una scuola salesiana in Etiopia.

La BCK di Kampala è invece un istituto fondato per volontà di Giovanni Scalabrini – missionario in Uganda per oltre cinquant’anni – e sostenuto dalla Fondazione Italia Uganda Onlus. A Martina e all’altra studentessa selezionata per il programma è stato chiesto di elaborare un progetto che potesse potenziare e valorizzare “gli aspetti ludici all’interno della scuola che, invece, punta molto sulla disciplina, a discapito del gioco e della creatività”. Le due studentesse si sono quindi ritrovate catapultate nel mezzo delle attività quotidiane della BCK: hanno potuto affiancare le insegnanti nello svolgimento delle lezioni e nel pomeriggio, a partire dalle 16.30, in un campo di terra rossa, dedicarsi al gioco con gli alunni. Entusiasti della loro presenza e delle proposte di gioco, i bambini chiedevano e cercavano però qualcosa di più, “una presenza costante, un contatto materno, un rapporto uno a uno”.

Nella semplicità dei giochi proposti (“i classici giochi da oratorio”), nel vortice delle “tante, tantissime, disordinate mani tese attorno a noi”, nel sorriso e nello sguardo stupito di ogni bambino anche Martina si è fatta allieva per imparare “il valore prezioso dello stare e dell’esserci, perché a partire da questo si possono costruire relazioni autentiche”. E in valigia, prima di tornare, ha infilato anche una nuova consapevolezza professionale: nel lavoro con i bambini la vera differenza sta “nella passione che metti e in quanto credi in quello che fai, perché solo in questo modo è possibile trasmettere qualcosa”. Entrata “in punta di piedi”, Martina ha lasciato l’Uganda come si lascia una casa amata e intuendo che – come direbbe un missionario a lei caro – “è importante lavorare sodo, non tanto per vedere risultati tangibili ma perché è bello gettare a piene mani il seme della Speranza”.

Ileana Noseda

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