0

RUBRICA PSICOLOGIA & DINTORNI:
IL LIBRO “LA SCIENZA DEL MALE”

la-scienza-del-male-22“La Scienza del Male – L’empatia e le origini della crudeltà” è un libro dello psicologo inglese Simon Baron-Cohen. Ho deciso di recensirlo in quanto si tratta di un’opera molto interessante, precisa ed approfondita ma anche rivolta a tutti, non solo agli addetti ai lavori. Baron-Cohen si prodiga nello spiegare, con parole semplici e con esempi tratti da eventi storici e di cronaca, la sua teoria riguardo all’empatia. Egli è professore di psicopatologia dello sviluppo presso il dipartimento di psichiatria e psicologia sperimentale e direttore del Centro di ricerca sull’autismo dell’università di Cambridge, dove è inoltre membro del Trinity College. L’autore, cugino del celebre comico Sacha Baron-Cohen (che ricordiamo, tra gli altri, nel ruolo di Borat), è conosciuto soprattutto per il suo lavoro sull’autismo e su quello, esposto in questo libro, sull’empatia e sulla sua assenza in determinati casi.

Già dai ringraziamenti Sacha Baron-Cohen vuole mettere le cose in chiaro: “Questo non è un libro per persone dall’animo sensibile. Non si può scrivere di crudeltà umana in modo gentile, quindi se siete alla ricerca di una lettura divertente, cercate altrove.” La crudeltà umana. Cioè il “male” che appare nel titolo. Di che cosa si tratta secondo l’autore? La trattazione entra subito nel vivo di questo interrogativo, citando alcuni episodi della brutalità degli esperimenti nazisti sulle persone deportate: i medici nazisti, persone, “trasformavano in oggetti” i detenuti, altre persone. Fino all’estremo di farne delle saponette e dei cuscini. Come può un individuo “rendere oggetto” un altro individuo? Gli esperimenti sulla temperatura corporea realizzati a Dachau sono un megafono gigantesco per questa domanda, anch’essa di dimensioni enormi, planetarie. Qualcosa, in determinate circostanze, spegne l’umanità e l’empatia delle persone, fino a che l’uomo diventa cosa.

Baron-Cohen prosegue nel suo ragionamento sostituendo il termine “male” a quello di “corrosione dell’empatia”: ritrova esempi di questa mancanza di empatia non solo nella Germania nazista, ma in molti altri contesti, tra cui la violenza in strada a Nairobi, l’orrendo episodio di Josef Fritzl in Austria e i crimini dei soldati in Uganda. L’idea di base dell’autore è dunque questa: tutti noi ci troviamo a qualche punto all’interno di uno spettro di empatia, da alta a bassa. Egli la definisce con queste parole: “c’è empatia quando smettiamo di focalizzare la nostra attenzione in modo univoco (single-minded), per adottare invece un tipo di attenzione doppia (double-minded). [...] è la nostra capacità di identificare ciò che qualcun altro sta pensando o provando, e di rispondere a quei pensieri e sentimenti con un’emozione corrispondente.”

SimonBaron-Cohen

Insieme alle colleghe Wheelwright, Auyeung e Allison, Simon Baron-Cohen propone il QE, il Quoziente di Empatia, una scala che misura l’empatia. Questo strumento psicologico è stato usato in molti degli esperimenti descritti nel libro. Da essi sono emersi 7 livelli di empatia: dallo 0 (il minimo, assenza di empatia che si accompagna ad agire crimini e aggressioni, senza che questo significhi nulla per chi li compie) al 6 (quello più elevato, persone con notevole empatia). Alla definizione di questi livelli si accompagna la teorizzazione di un Circuito dell’Empatia, con forti evidenze neuropsicologiche, il quale è il fulcro dell’impianto teorico del team di Baron-Cohen. Grazie alla risonanza magnetica funzionale (fMRI) è emerso che tutto il cervello è responsabile dell’empatia, in particolare queste aree: corteccia mediale prefrontale, corteccia orbitofrontale, opercolo frontale, giro prefrontare inferiore, corteccia cingolata anteriore, insula anteriore, giunzione temporoparietale, solco temporale superiore, corteccia somatosensoriale, lobulo parietale inferiore, amigdala. Queste aree si occupano di tutti gli aspetti compositivi dell’empatia così come definita dall’autore: dall’elaborazione dell’informazione sociale alla valutazione della pericolosità di un fenomeno, dalla codifica delle intenzioni degli altri soggetti al riconoscimento delle emozioni espresse. Simon Baron-Cohen prosegue dunque nella sua trattazione, sempre elegante e ben scritta, riallacciando il suo modello a livelli di empatia con le principali evidenze psicopatologiche universalmente riconosciute: i disturbi di personalità borderline e narcisistico, il ruolo dell’abuso e della deprivazione affettiva nello sviluppo dell’empatia e della moralità, i comportamenti antisociali e la psicopatia, gli effetti dello stress precoce sui circuiti neurali (tra cui proprio il Circuito dell’empatia), fino a correlare i livelli positivi di empatia al funzionamento del cervello dell’individuo affetto da Asperger. La parte finale del volume è dedicata ad alcune intuizioni sul ruolo della genetica nei processi descritti e a riflessioni personali dell’autore sulla crudeltà umana, da lui vissuta in prima persona in quanto discendente di una famiglia di ebrei perseguitati.

Non vi svelo altro. Un libro fruibile da tante persone, capace di far riflettere, ridere, piangere, arrabbiarsi, emozionarsi. Lo consiglio a tutti i colleghi psicologi, a chi si occupa di cura nelle situazioni di emergenza, a chi apprezza la filosofia e a chi si interessa con il cuore e con la mente alla lunga storia di avventure e disavventure del Genere Umano.

“Una delle motivazioni che mi hanno spinto a scrivere è il desiderio di convincervi che l’empatia è una delle più valide risorse del nostro mondo. L’erosione dell’empatia è un’importante questione globale che riguarda la salute delle nostre comunità, siano esse ristrette (come le famiglie) o ampie(come le nazioni). Le famiglie possono essere divise tra fratelli che non si parlano più tra loro, da coppie che hanno sviluppato un’odiosa sfiducia reciproca o da figli e genitori che interpretano in maniera sbagliata le rispettive intenzioni. Senza empatia rischiamo la rottura delle relazioni, diventiamo capaci di ferirci l’un l’altro, possiamo causare conflitti. Con l’empatia abbiamo una risorsa che risolve i conflitti, accresce la coesione delle comunità, allevia il dolore di qualcuno.”

Alberto Zicchiero, psicologo
Iscrizione Opl n. 03/17337

 

> Leggi gli articoli precedenti della rubrica Psicologia & Dintorni

 

 

Pubblicato in: Cultura, News, Psicologia Tags: 

Condividi questo articolo

Articoli correlati