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RETE ITALIANA DISARMO:
“PROGETTARE STRUMENTI
PER COSTRUIRE LA PACE”

Francesco Bignarca - Rete disarmo - GalbiateGALBIATE - ”L’Italia ripudia la guerra”: non è lo slogan di una campagna pacifista ma l’articolo 11 della Costituzione. È tuttavia sufficiente limitarsi a ripudiare la guerra come strumento di offesa e di risoluzione dei conflitti? “Il rifiuto della guerra non basta. È necessario progettare strumenti che costruiscano la pace”. Così interviene al circolo ARCI di Galbiate Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana Disarmo, nata nel 2004 dalla collaborazione fra oltre venti organizzazioni.

Nel processo di costruzione della pace, il disarmo è fondamentale. Sottrarre risorse economiche destinate agli eserciti consentirebbe infatti di investire somme più che ingenti in progetti positivi. Un esempio? “In Italia la spesa militare annua ammonta a 25 miliardi di euro. La somma necessaria per garantire asili nido gratuiti corrisponde a 1,5 miliardi”. O ancora, “l’agenda 2030 delle Nazioni Unite si pone 17 obiettivi, fra cui sconfiggere povertà e fame e garantire sanità e benessere”: ingenua utopia? “Sarebbe concretamente possibile impiegando solo il 10% degli investimenti mondiali annui in armamenti”.

L’approccio della Rete è chiaro: studiare approfonditamente dati e situazioni e costruirsi competenze specifiche per poter proporre alle istituzioni soluzioni concrete ed efficaci. A titolo esemplificativo, basti considerare la proposta di istituire una difesa civile non armata e nonviolenta, recentemente approdata in Parlamento. Nessun cieco idealismo, ma una buona di dose di utopico pragmatismo. Apparentemente ossimorica, la formula rimarca una consapevolezza e un impegno. La consapevolezza di non poter semplicisticamente cambiare tutto e subito. L’impegno a “proporre piste di riflessione e di lavoro” alternative alla logica bellicista.

Ileana Noseda

 

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