QUEI RAGNI SUL PIRELLONE,
FLASH MOB DEI MAGLIONI ROSSI
A FAVORE DELLA CARITAS

Pirellone Ragni 3MILANO – Non da una parete di roccia, ma i Ragni stamattina si sono calati dalla cima del Pirellone lungo la facciata di vetro che guarda su piazza Duca d’Aosta. E non per portare a termine un altro traguardo alpinistico, ma per lanciare un messaggio di solidarietà.

I maglioni rossi hanno preso l’iniziativa insieme alla Caritas ambrosiana nell’ambito del progetto promosso da Caritas Internationalis chiamato “Share the Journey” e lanciato da papa Francesco per divulgare e promuovere la cultura dell’incontro tra migranti e le persone che incontrano nel loro cammino.

In veste di arrampicatori urbani Mario Giacherio e Carletto Aldé si sono calati dalla cima del grattacielo, coordinati dall’alto da Marco Maggioni, esperto in lavori a fune e manutenzioni d’alta quota, e supportati da terra da Fabio Palma, in qualità di speaker dell’evento.

Pirellone ragni 2Ed è proprio l’esperienza dell’accoglienza vissuta in prima persona dai Ragni nel corso delle loro spedizioni che li ha spinti a condividere questa campagna di solidarietà: “Viaggiando per il mondo e avendo a che fare con culture diverse siamo abituati ad essere accolti con grande ospitalità da popolazioni che spesso sono ai margini, che vivono con pochissimo, ma che ogni volta ci accolgono a braccia aperte e ci danno tutto” ci spiega Fabio Palma, che allarga il discorso anche a tutta la comunità alpinistica: “I Ragni condividono da sempre il tema del vivere armoniosamente insieme e della solidarietà con persone di qualunque cultura e di qualunque religione, ma penso che sia un valore apprezzato da tutti gli alpinisti, perché non puoi che ricambiare il modo in cui sei stato accolto, soprattutto dalle popolazioni più povere”.

Sotto il Pirellone, simbolo di Milano, si è accumulata una folla stupita e ammirata, per assistere a uno spettacolo inusuale nel contesto di una città.

Giacherio

Dal punto di vista tecnico, sotto la guida di Marco Maggioni sono state allestite due corde statiche di 200 metri di lunghezza ciascuna, ancorate sulla terrazza più alta del grattacielo, la stessa che viene usata per la manutenzione della facciata. Quindi, gli altri due alpinisti si sono calati con il grigri, il tipico strumento di sicurezza usato anche nell’arrampicata sportiva.

Scendere da una parete di vetro alta 127 metri è un’esperienza molto suggestiva anche per degli scalatori esperti: “L’approccio all’esposizione è molto diverso. In montagna, anche se ti trovi su una parete alta e verticale, è tutto mitigato da ciò che ti circonda: i prati, i ghiacciai, le creste, la conformazione della roccia che tocchi – ci spiega Mario Giacherio, che si è calato insieme a Carletto Aldé – ma una persona che conosce il vuoto si abitua in fretta”.

La discesa è stata resa ancora più spettacolare dalla limpida giornata, che ha regalato una vista magnifica su Milano a chi, come loro, si trovava sopra lo skyline: “La bellezza della vista, però, passa in secondo piano rispetto al contenuto umanitario che voleva essere l’oggetto principale dell’impresa”, conclude Giacherio.

Lucrezia Lozza

 

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