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RUBRICA PSICOLOGIA & DINTORNI,
NUOVO CICLO. 2/ANIMALI: ANCHE
I CANI PROVANO EMPATIA

LECCO – Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Pisa ha dimostrato per la prima volta una verità che gli amanti degli animali conoscono da tempo, pur senza averne mai avuto una conferma sperimentale: anche i cani provano empatia. Il “contagio emotivo” non è quindi una prerogativa esclusiva degli esseri umani o delle scimmie, ma anche i cani, proprio come noi, sperimentano una reazione involontaria e automatica alla mimica facciale dei propri  simili, tanto più se hanno di fronte un esemplare “amico”.

Possiamo definire brevemente l’empatia come un evento vicario di partecipazione e condivisione del vissuto emotivo dell’altro.

La ricerca, che ha importantissime ricadute sullo studio della psicologia degli animali, così come sulla speculazione filosofica riguardo alla condizione umana, è stata condotta dagli etologi del Museo di Storia Naturale dell’ateneo pisano: Elisabetta Palagi, Velia Nicotra e Giada Cordoni. La sua pubblicazione sulla rivista Royal Society Open Science è senza dubbio una forte attestazione di stima verso gli sforzi messi in atto da questa équipe tutta italiana.

Lo studio si basa sull’analisi del comportamento dei cani durante il gioco, prendendone in considerazione sia la mimica facciale che quella corporea. La dottoressa Elisabetta Palagi commenta così il lavoro svolto: “la risposta involontaria del cane alla gestualità facciale e corporea di un proprio simile esiste ed è rapida quanto quella umana. Ma non solo: le sessioni di gioco in cui la mimica facciale e corporea erano più frequenti erano anche quelle di maggior durata, e se a giocare erano cani tra loro amici la mimica facciale era ancora più marcata. La capacità di leggere attraverso il corpo e la faccia le emozioni altrui e di rispondere in modo appropriato è alla base dell’evoluzione del comportamento prosociale e dell’altruismo, alla base cioè di quei comportamenti che vengono catalogati come empatici”.

Il campione di questa ricerca scientifica è stato di 49 cani domestici, 26 femmine e 23 maschi dai 3 ai 72 mesi di età. Attraverso un raffinato lavoro di video-analisi, i ricercatori hanno finalmente avuto modo di verificare la loro ipotesi.

L’essere umano spesso si erge ad animale evoluto e basa la propria superiorità su alcune capacità emozionali e comportamentali di cui ritiene di essere l’unico beneficiario e che lo renderebbero in possesso di una coscienza, diversamente dagli altri vertebrati e non. Questa tendenza prende il nome di antropocentrismo, il quale spesso sfocia nell’idea radicale di specismo. Un concetto figlio del positivismo, occidentale, che mette l’uomo al centro del mondo, grazie alle supposte differenze qualitative che lo distanziano dal resto delle forme di vita. Non è raro, ancora oggi, trovare all’interno dei saggi di psicologia la parola “emozioni” virgolettata quando è riferita agli animali. Secondo un sentore comune, mai esplicitato, lasciato a livello di “inconscio scientifico”, gli animali sarebbero portatori di istinti ma non di emozioni. Tutto questo mentre la scienza va sempre di più nella direzione di una definizione di emozione che sia “adattiva”, “evolutiva” e di forte impronta biologica; un’emozione che è sempre più l’equivalente dell’istinto, ma con una chiara declinazione culturale squisitamente umana.

Il team di ricercatori dell’Università di Pisa non si ferma qui, supponendo che allo stesso modo i cani possano percepire anche le emozioni umane, in particolare quelle dei loro padroni, e rispondere adeguatamente ad esse. Un’ipotesi che ogni proprietario di un cane certamente non stenta a fare sua già adesso.

“Insomma, ancora una volta potremmo trovarci di fronte alla scoperta che siamo più simili ad altri animali sociali di quanto non vorremmo credere – ha concluso la dottoressa Palagi – e numerosi sono i potenziali sviluppi di questo studio. In futuro speriamo di poter studiare la mimica anche nel lupo per capire quanto questo fenomeno sia frutto del processo di domesticazione o sia invece radicato nell’evoluzione della comunicazione emotiva dei carnivori sociali. Se così fosse si aprirebbero infinite linee di ricerca e di sicuro le risposte potrebbero farci scoprire molto sulla capacità di condivisione delle emozioni negli altri animali, oltre che sulle nostre”.

Alberto Zicchiero, psicologo
Iscrizione Opl n. 17337

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