POTREBBE VINCERE MA ATTENDE
IL COMPAGNO CON LA BICI ROTTA.
PREMIO PANATHLON A SIMONE

panatholn simone marzollaLECCO – Novembre è il mese dedicato per eccellenza al fair-play. Il Panathlon Club Lecco, presieduto da Riccardo Benedetti, ha quindi deciso di assegnare il premio “Fair-Play 2017” al giovane atleta di mountain bike Simone Marzolla del Team Oliveto Asd di Oliveto Lario.

Tale decisione, presa all’unanimità, si riallaccia a quanto accaduto domenica 16 luglio a Cuasso al Monte (Va), in occasione del Campionato regionale di mountain bike, specialità cross country, fascia JuniorMaster. Ed ecco i fatti. La gara in questione è dominata da Andrea Valsecchi, di Pescate, un classe 2000 come Simone. Ma quando tutto sembra filare liscio verso uno scudetto regionale strameritato succede che all’ultimo chilometro Andrea è vittima di un incidente meccanico, con la catena incastrata e l’impossibilità di una riparazione volante. Nel frattempo, alle sue spalle, giunge il compagno di squadra Simone Marzolla che supera di slancio Andrea vedendo il traguardo. Ma a questo punto accade qualcosa che ha dello straordinario.

Simone, accortosi che il compagno e amico Andrea era in difficoltà non per un calo fisico ma per un incidente meccanico, decide di fermarsi e di attenderlo sul traguardo. Così, sia pure a piedi e di corsa spingendo la bici, Valsecchi taglia il traguardo vittorioso sotto gli occhi di Marzolla. Un gesto bellissimo che non ha bisogno di alcun ulteriore commento. Ancor più bello perché si tratta di due ragazzi, diciassettenni, insieme nella stessa società, il Team Oliveto, da otto anni.

panatholn simone marzolla 1Che dire altro? Solo che Simone Marzolla è nato il 4 maggio 2000 a Bollate, risiede a Garbagnate Milanese e gareggia in mountain bike dall’età di sette anni. Il Panathlon Club Lecco premierà Simone Marzolla durante la propria dedicata allo scambio degli auguri natalizi, il 12 dicembre all’nH Pontevecchio di Lecco, quando verranno assegnati anche dei Premi Panathlon 2017.

Panathlon e fair-play da sempre viaggiano a braccetto. Lo sport si basa sul confronto fra persone per stabilire chi sia il più bravo. Tale confronto avviene applicando regole condivise e accettate da tutti i contendenti. Il rispetto delle regole è un requisito fondante, senza il quale non esiste lo sport, non si può praticare nessun gioco. Ne discende che praticare sport presuppone una attitudine morale che rinvia ad una etica fondamentale: i concorrenti stabiliscono di “giocare” secondo regole codificate e al fine di stabilire chi prevalga, in un’ incontro aperto, leale, fondato sul rispetto della propria persona e dell’avversario. Il fair play riguarda tutti, dagli atleti, a tutte le componenti del mondo che li circonda (dirigenti, tecnici, medici e figure connesse, ufficiali di gara, spettatori, genitori). Nessuno dovrebbe neanche pensare di cercare sotterfugi o atti di disonestà per prevalere o per far prevalere qualcuno a danno dell’avversario.

Il fair play è l’anima dello sport. È l’elemento che fa di una gara una bella gara, che non suscita animosità, che trasmette senso di libertà e bellezza del gioco. È la regola non scritta, ma scolpita nelle coscienze, che dà umanità allo sport. Vivere secondo Fair Play costituisce una componente essenziale del panathletismo. Lo è a tal punto che il Panathlon International non soltanto si era già impegnato nello Statuto di Venezia a diffondere la concezione dello sport così ispirata, ma ha anche fatto propria, la “carta del fair play” elaborata dal Club di Losanna ed accettata dall’Associazione Svizzera dello Sport, moltiplicandone l’eco grazie alla diffusione tra i suoi soci. Le espressioni dell’impegno dei Club in questo campo sono diverse e sono rapidamente cresciute negli ultimi anni, in replica agli episodi di violenza e di corruzione accaduti sui campi di gara e nelle tribune.

 

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