PADRE CUPINI SUGLI JIHADISTI:
LA VIOLENZA NON PORTA A NULLA

cupini angeloLECCO – Il tema del terrorismo islamico è entrato prepotentemente nelle case dei lecchesi a causa degli arresti di Abderrahim Moutharrik e della moglie Salma Bencharki, accusati di voler portare avanti la causa dell’Isis. “Con la violenza non si ottiene nulla, bisogna rispettare le differenze di chiunque”. Parola di padre Angelo Cupini, coordinatore della Casa sul pozzo di Chiuso, a Lecco, che da anni accoglie ragazzi di ogni etnia e religione per le attività ricreative.

“Bisogna parlare di queste tematiche con sapienza – prosegue il religioso –. Alla Casa sul pozzo diciamo sempre che ci deve essere rispetto per le differenze di tutti, mentre con la violenza non si ottiene niente e se ci si trova in un contesto violento non cresce nulla di umano”. Cupini si pone una domanda: “Come mai nel 2016, con la coscienza collettiva che c’è al giorno d’oggi, si vivono ancora situazioni del genere? È vero, in passato ci sono state violenze da entrambe le parti, ma ora dovrebbe essere una maggiore maturità”.

Nel centro di corso Bergamo il sacerdote sta portando avanti una serie di iniziative a favore di una maggiore conoscenza del Medioriente. “Si parla con alcuni esperti in tema, cercando di analizzare il contesto e capire meglio, senza dire che è colpa di qualcuno”. Alla Casa sul pozzo si cerca di vivere in fratellanza “ed è molto più difficile che essere amici, perché questi ultimi si scelgono, mentre i fratelli crescono insieme”.

Situata nel rione di Chiuso, la struttura si pone come un luogo di integrazione. E manco a farlo apposta è quasi di fronte dal centro culturale islamico Assalam di Lecco –  uno dei più importanti sul territorio, che ogni venerdì riunisce in preghiera sciiti e sunniti – ma anche a poche decine di metri dalla chiesa principale del rione. Una sorta di collegamento tra i fedeli delle due confessioni religiose.

 

 

 

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