IL PACEMAKER PIÙ PICCOLO
AL MONDO IMPIANTATO A LECCO
“TRA I PRIMI IN TUTTA ITALIA”

roberta brambilla pacemakerLECCO – Impiantato, per la prima volta all’ospedale Manzoni di Lecco, il pacemaker più piccolo al mondo. Si è concluso con successo, infatti, il primo impianto con tecnica mini invasiva del sistema di stimolazione intracardiaco transcatetere. Il nuovissimo dispositivo impiantato è stato applicato dalla équipe dell’Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione dell’ospedale lecchese a un paziente di 83 anni con una bradiaritmia spiccata, lo scorso 13 maggio. Si tratta di una delle prime operazioni di questo tipo in Italia.

“Siamo davvero felici – spiega Antonio Pani, cardiologo del Manzoni che ha realizzato con successo la particolare procedura – di affermare che il primo impianto con questo peculiare sistema di stimolazione cardiaca, eseguita con il rivoluzionario sistema di cardiocapsula a Lecco, si sia concluso con successo e che il paziente, oggi, si trovi in ottime condizioni. Grazie a questo intervento potrà tornare ad avere una normale frequenza cardiaca e non sarà più soggetto ad affanni durante gli sforzi fisici”. “Il nuovo sistema, – continua lo specialista – poco più grande di una pillola e un decimo della grandezza di un pacemaker convenzionale, è una vera e propria cardiocapsula: misura poco più di due centimetri, per due grammi di peso, e ha una durata media di dodici anni”.

equipe cardiochirurgia leccoIl pacemaker più piccolo al mondo viene predisposto direttamente nella cavità cardiaca attraverso la vena femorale e non prevede l’impianto di elettrodi di stimolazione. Una volta posizionato, e ancorato al cuore attraverso piccoli ganci appositamente progettati, il sistema emette impulsi elettrici in grado di regolarizzare il battito cardiaco attraverso un elettrodo posto sul dispositivo. “Vale la pena ricordare che grazie a questa piccola, ma importante, cardiocapsula sono state superate una serie di problematiche legate al normale pacemaker monocamerale – spiega Amando Gamba, direttore del reparto di Cardiochirurgia –. A differenza delle tradizionali procedure, infatti, quella dell’ultimissimo sistema, in virtù delle sue dimensioni estremamente ridotte e della tipologia di ancoraggio all’interno del cuore, non necessita di alcun filo o elettrocatetere di connessione”.

Inoltre, non richiede incisioni nel torace né la creazione di una tasca in sede sottocutanea, eliminando così il rischio di potenziali complicanze, soprattutto infettive, legate alla procedura tradizionale. “Non si tratta di un intervento chirurgico vero e proprio – chiarisce Pani – si procede pungendo la vena femorale e si risale con un dispositivo che libera il piccolo pacemaker orientandolo nel ventricolo, cercando la posizione più adatta, e rilasciandolo poi nel sito dell’ancoraggio. Questa procedura non provoca cicatrici, ma solo una piccola incisione all’inguine. Inoltre, grazie alle dimensioni ridotte e all’assenza di elettrocateteri, il dispositivo risulta invisibile sul corpo del paziente”. Per questo nuovo dispositivo, come per ogni altro pacemaker, il paziente dovrà sottoporsi a controlli postoperatori tuttavia “grazie alla sua tecnologia wireless, a breve sarà disponibile un servizio di monitoraggio a domicilio con un dispositivo GSM che tutte le notti, o in un determinato momento della giornata, interrogherà il pacemaker inviando una mail o un sms allo specialista in caso di malfunzionamento” conclude Pani.

Un successo per il reparto di Cardiochirurgia del Manzoni che proprio nella giornata di ieri ha effettuato l’intervento numero tremila da quando è nato, nel dicembre 2009. “Un buon numero, considerando che sono 22 i centri in Lombardia e che il nostro è piccolo – spiega Gamba –, ma siamo riusciti a utilizzare al meglio le nostre risorse. E in totale la mortalità è pari al 1,7%, dato soddisfacente, ma sicuramente migliorabile”.

 

 

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