OSPEDALE: CONTRO L’EPATITE C
ANCHE FARMACI INNOVATIVI
SENZA INTERFERONE

ospedaleLECCO – Nei giorni scorsi è stato avviato al Manzoni il trattamento di pazienti con Epatite C con farmaci innovativi che, per la prima volta, fanno a meno dell’interferone, cardine delle terapie fino a questo momento, ma purtroppo efficace solo in una parte di pazienti, e spesso causa di importanti effetti collaterali.

Considerati gli alti costi, i nuovi trattamenti senza interferone saranno inizialmente somministrati dal Sistema Sanitario Nazionale secondo criteri di priorità, che tengono conto della gravità della malattia e del beneficio derivante dalla eradicazione dell’infezione.

I criteri sono stati i definiti dall’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, con la consulenza di AISF,  l’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato. Fino ad ora, la terapia era accessibile solo per uso compassionevole e per poche centinaia di  pazienti in  Italia.

L’Ospedale di Lecco, riconosciuto da Regione Lombardia come uno dei centri di riferimento regionali autorizzati alla prescrizione dei farmaci, sulla base della sua lunga esperienza nel campo della diagnosi e del trattamento delle malattie del fegato, ha cominciato il trattamento dei primi pazienti selezionati, sui circa 230 previsti per il 2015.

Le nuove terapie comportano la somministrazione di due o tre farmaci per via orale, per una durata compresa tra le 12 e le 24 settimane.

L’introduzione del nuovo farmaco rappresenta , secondo gli specialisti, un enorme passo in avanti nel trattamento dell’epatite virale che può essere curata definitivamente con tassi di successo vicini al 90% dei casi. Eradicando la malattia, i nuovi trattamenti aiuteranno a prevenire negli anni a venire migliaia di decessi per scompenso epatico e cancro del fegato. Inoltre, potranno essere evitati ricoveri e cure (ad esempio molti trapianti di fegato) in grado di influenzare negativamente la qualità di vita dei portatori dell’infezione e molto gravosi per il sistema sanitario nazionale.

Una delle importanti novità del nuovo farmaco è che l’efficacia del trattamento è molto elevata anche nei pazienti con co-infezione HIV/Epatite C: in questi soggetti la malattia assume caratteristiche di maggiore aggressività.  Ad oggi, presso la Struttura di Malattie Infettive di via dell’Eremo,  10 pazienti co-infetti hanno già iniziato il trattamento .

Occorre infine ricordare che un percorso di cura efficace comincia da una diagnosi tempestiva. L’epatite C, come gran parte delle malattie croniche di fegato, ha un decorso spesso del tutto asintomatico per molti anni. Quando i sintomi compaiono, la malattia è in genere piuttosto avanzata. E’ dunque importante che le persone che hanno fattori di rischio (ad esempio, transaminasi alterate, uso attuale o passato di sostanze stupefacenti per via endovenosa, trasfusioni di sangue prima del 1992) si sottopongano almeno un volta al test anticorpale che permette di diagnosticare l’infezione.

 

 

 

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