OLGINATE: SILENZI E PAROLE
SUL TEMA DELLA PERDITA.
INCONTRO PSICOLOGO-GENITORI

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OLGINATE – La perdita di un familiare è sempre un evento tragico, che sconvolge la vita di un’intera famiglia, dove magari ci sono anche bambini o adolescenti. Lo scopo dell’iniziativa dell’associazione Scuolaboriamo di Olginate, organizzando una serata dal titolo Silenzi e parole”, è stato quello di offrire a genitori ed insegnanti dell’istituto comprensivo di Olginate, Garlate e Valgreghentino un momento di riflessione in cui condividere esperienze di gestione di questa tematica con i ragazzi, a casa e in classe.

La serata, che prende il nome da un omonimo progetto promosso dall’associazione Fabio Sassi di Merate e l’ACMT di Lecco, entrambe impegnate nella solidarietà e nell’accompagnamento dei malati terminali attraverso le cure palliative, è stata introdotta da Ivana Bassani, membro di Scuolaboriamo, Adriana Genova, volontaria responsabile del settore scuola per l’associazione Fabio Sassi e Gabriella Calegari, in rappresentanza dell’ACMT. Principale relatore ed ospite dell’incontro è stato invece il dottor Gennaro Quadraruopolo, psicoterapeuta con diciassette anni di esperienza nell’assistenza dei pazienti delle cure palliative e delle loro famiglie, collaboratore dell’associazione Sassi.
La prima domanda da porsi, a questo riguardo, è perché sia necessario parlare con i propri figli o alunni del tema della perdita. La morte è un fatto concreto che fa parte della vita stessa e i giovani la incontrano quotidianamente. Illudersi di escluderli da questa realtà evitando l’argomento o nascondendosi dietro ad eufemismi poco chiari potrebbe solo contribuire ad alimentare fantasie distorte o pericolosamente fuorvianti, che altro non fanno se non nuocere alla consapevolezza del bambino. I ragazzi devono essere accompagnati e coinvolti in ciò che accade, affinché il tema della morte non diventi un tabù. «Il primo passo è proprio quello di far percepire una totale disponibilità al dialogo» ha detto il dottor Quadraruopolo.

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L’attività dell’associazione Sassi è andata proprio in questo senso, con l’istituzione di uno sportello familiare nei consultori dell’ASL di Lecco dedicato a questi argomenti, dove il genitore possa trovare aiuto e sostegno nella costruzione di tale dialogo. Il progetto Silenzi e parole poi, finanziato da regione Lombardia, vuole portare il tema nelle scuole, tra alunni ed insegnanti, perché la scuola è un luogo della vita quotidiana dei ragazzi, dove riuscire a comprendere il lutto di un compagno e condividerlo con attività didattiche specifiche può evitare che chi soffre si senta isolato o non capito.

«Educare alla perdita è educare alla vita» ha continuato Quadraruopolo «poiché non è detto che l’esperienza di un’emozione dolorosa contenga sempre una dose di negatività». Anzi, le credenze dell’età adulta allontanano spesso i genitori dalla sensibilità dei ragazzi. Lo stesso linguaggio è di per sé diverso ed espressioni metaforiche non sono capite nel loro significato simbolico dai bambini, che finiscono per fraintenderle. L’ideale sarebbe evitare lunghi discorsi, valorizzare le domande, essere disposti ad ascoltare ed esprimere sentimenti. E’ necessario usare un linguaggio chiaro e sincero. Fondamentale è non mentire, così come essere pronti ad unirsi nel silenzio o tramite la gestualità. Questi alcuni dei consigli dati da Quadraruopolo, che ha poi lasciato spazio ad alcune esperienze dei presenti.

P. S.

 

 

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