NOVE DONNE E UN TAPPETO.
RIFUGIATE DA NIGERIA E SOMALIA
SCOPRONO I SEGRETI DEL FELTRO

edfLECCO – Nove donne attorno a un tappeto. Vengono dalla Nigeria e dalla Somalia, nessuna ha più di 25 anni. Non si conoscevano, ma lavorando fianco a fianco, hanno intrecciato le loro storie alla lana e ora, guardano soddisfatte il risultato delle loro fatiche.

Al circolo Arci Promessi sposi, da cinque settimane, per un totale di 30 ore, il progetto pilota Il tappeto in feltro: il segreto di Penelope lanciato dal circolo Arci Lezioni al campo – che si occupa dei migranti fin dal primo arrivo sul territorio lecchese – ha permesso a queste donne, grazie all’aiuto e alla guida della maestra feltraia Grazia Galli, di creare un elegante tappeto in feltro e, cosa più importante, imparare un lavoro artigianale.

Durante l’ultimo incontro, mercoledì 13 giugno, mostrano orgogliose il prodotto finito, che ora, reale e tangibile, illumina i volti di chi sente di aver dato vita a qualcosa. “Siamo molto contente di questo laboratorio, è una grande opportunità per noi e speriamo tutte di poter continuare” dice entusiasta Joy, una delle ragazze.

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sdrL’idea del progetto nasce dall’incontro tra Lezioni al campo e Grazia Galli che, insieme ad Angela Gandolfi, appartenente al gruppo di volontariato Donne senza confini che si occupa delle donne richiedenti asilo dal 2016, hanno pensato di unire il lavoro manuale e artigianale alla volontà di offrire un’occupazione alle donne rifugiate che, troppo spesso, rimangono sullo sfondo della dialettica infinita sulle migrazioni. “Il lavoro dà dignità” commenta Maria Caterina Cattaneo, referente di Lezioni al campo per il progetto. “È importante che queste donne non vengano lasciate sole”.

L’obbiettivo ultimo, condiviso fermamente dalle ragazze, è quello di strutturare un laboratorio di artigianato permanente ad impronta imprenditoriale. Per realizzare questo progetto, però, l’associazione è in cerca di una sede dove poter stabilire il laboratorio, farlo crescere e maturare: “Abbiamo bisogno dell’aiuto dei lecchesi per trovare un luogo dove poter impiantare il nostro laboratorio, che vorremmo aprire anche a tutte le donne lecchesi che avessero voglia di imparare quest’arte”, continua Cattaneo.

edfLavorare il feltro è molto faticoso, richiede energia e cooperazione. Non si usano telai o aghi, ma solo mani e, all’occorrenza, piedi. Queste donne che, nonostante gli orrori di un viaggio che le ha allontanate dalla loro terra e dalla loro famiglia, abbracciano con sguardi sinceri questo laboratorio, sono la vera forza motrice dell’intero progetto: “Speriamo davvero di poter vedere questa realtà crescere e di poter insegnare ad altre donne quello che abbiamo imparato, così che loro possano insegnarlo ad altre donne e così via. Vogliamo creare una grande rete” annunciano Joy, Mandeq, Omoye, Merinda, Antonia, Happiness, Enex, Comfort e Dorcas con forza, quasi all’unisono.

M.S.

 

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