LITE IN CASA: AGGREDITA
E VIOLENTATA DALLA COMPAGNA.
LA VITTIMA NON VA IN AULA

tribunale lecco 11LECCO – L’accusa, pesante, è di violenza sessuale. La vittima che avrebbe dovuto testimoniare non si è presentata. In aula quest’oggi al Tribunale di Lecco c’era solo l’imputata. La relazione, definita “burrascosa”, tra le due donne sembrerebbe secondo l’accusa essere sfociata nel grave episodio capo d’imputazione.

Davanti al collegio hanno sfilato i testimoni. Il primo a entrare è il vicebrigadiere della Stazione dei Carabinieri di Cremella, Giuseppe Trifolò che il 25 settembre 2013 ha risposto alla chiamata della centrale operativa e si è precipitato presso un’abitazione di Barzanò. “Era mezzanotte e quarantacinque ed entrando in camera da letto ho visto che la donna stava seduta sul letto, appoggiata alla spalliera, visibilmente scossa. Non era la prima volta che andavamo là. Era nuda. Non è riuscita a rivestirsi e mi ha raccontata di essere stata minacciata attraverso dei messaggi su whatsapp e che poco prima del nostro arrivo aveva ricevuto la visita dell’imputata”.

E ancora: ”La donna mi ha raccontato di averla fatta entrare in casa per non avere problemi con i vicini, siccome c’erano stati altri episodi simili. È stata insultata e poi, a suo dire, la donna avrebbe approfittato di lei”. Trifolò ha ricordato che quella notte ha preferito chiamare il 118 perché la vittima era in stato di choc ed è stata trasportata all’ospedale di Merate per ulteriori accertamenti. L’avvocato della difesa Agnese Massaro ha chiesto al teste alcuni chiarimenti riguardo al fatto che non fosse la prima volta che doveva intervenire. ”In passato ha avuto problemi con il marito e spesso capitava di fare interventi, litigavano spesso, all’epoca avevano una bambina piccola”.

A Davide Camisasca, amico della vittima è stato chiesto di ricostruire quanto accaduto quel giorno: ”So che le due stavano insieme e quella sera lei mi ha chiamato dicendomi di essere stata violentata dall’imputata”. L’avvocato Massaro ha voluto approfondire sul tipo di relazione che si era instaurato tra il testimone e la parte offesa. Ma quando il teste ha ribadito di essere un suo amico, l’avvocato lo ha incalzato facendogli una domanda diretta: ”Avevate rapporti sessuali?”. E il teste ha risposto in modo affermativo.

Poi in aula è stato chiamato a testimoniare Antonio Durante, conoscente di entrambe, perché frequentatore del bar dell’imputata: ”So che tra le due c’era una relazione sentimentale”. Nel ricostruire quella serata ha detto: ”Sono stato al bar come tutte le sere, ho preso il caffè, sono rimasto un po’ lì e poi sono andato a prendere le sigarette e in quel momento l’imputata mi ha chiesto un passaggio. Il tabacchino sta a 500 metri dalla casa delle parte offesa e quando sono sceso dalla macchina al mio ritorno non ho più trovato nessuno. Quando ho chiamato per sapere se sarebbe tornata, attorno alle 22.30 non mi ha risposto subito, dopo un po’ mi ha telefonato per dirmi che stava per tornare. È arrivata con un borsone. In quel periodo il loro rapporto era tra alti e bassi, litigavano e facevano pace, ero abituato. Sarà stata via 10 minuti”. L’avvocato Massaro ha chiesto a Durante di specificare la sua definizione di “relazione burrascosa”. “Da ambo le parti c’erano battibecchi, ho assistito a insulti reciproci”.

L’udienza è stata rinviata al 3 dicembre e il pm Silvia Zannini ha chiesto l’accompagnamento coattivo della presunta vittima, chiamata come teste.

 

 

 

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