LECCONEWS & SCUOLA:
UN SAGGIO SU TECNOLOGIA
E IMPATTO NEL LAVORO

ROTARY 4 JOB BERTACCHI LECCONEWSLECCO – Inauguriamo quest’oggi una nuova rubrica dedicata alle scuole lecchesi – anzi per essere precisi agli studenti degli istituti cittadini ed ai loro lavori, interessi, alle aspettative rispetto alla didattica e verso l’inserimento nel mondo del lavoro oppure la prosecuzione degli studi.

Abbiamo avuto la fortuna di incontrarne alcuni, mesi fa al “Bertacchigrazie ad una iniziativa del Rotary.

ALEXIADa qui i primi contatti con insegnanti e studenti e oggi il debutto in pagina, firmato dalla giovane Alexia Buondioli, che studia proprio al Bertacchi e ci ha inviato un saggio breve in ambito socio-economico.

Lo abbiamo giudicato interessante per i nostri lettori ed eccone allora il testo integrale:

L’impatto della tecnologia nel mondo del lavoro
Da minaccia “demodè” ad antidoto all’alienazione e mezzo di emancipazione creativa

Il terzo millennio sta consacrando definitivamente “[..] l’inarrestabile ascesa della quarta rivoluzione industriale (informatica più intelligenza artificiale)”. 1 Il progresso tecno-scientifico sta raggiungendo orizzonti sempre più abissali, traguardi ambiziosi prospettati solo dai film fantascientifici più visionari. In questo processo continuo di cambiamento e innovazione, dominato dall’emersione titanica della tecnologia, l’uomo nuovamente defraudato della propria narcisistica tendenza antropocentrica, sembra aver perso il proprio centro del mondo. Nel mercato lavorativo, le macchine stanno sostituendo la forza lavoro umana, e alcuni orientamenti di pensiero hanno profetizzato la scomparsa dell’uomo, la dissoluzione dell’umano, dopo la morte di Dio, annunciata dal profeta Zarathustra nella filosofia Nietzschiana. Alcuni schieramenti più moderati, “di recente, hanno sostenuto che il rapido progresso delle tecnologie potrebbe lasciare per strada molti lavoratori.” 2. Sul fronte opposto, ci sono coloro che evidenziano i benefici umani e pratici di questa riconfigurazione di ruoli e compiti. Sinteticamente, di fronte al mutamento in atto, le due reazioni principali si muovono nelle direzioni della positività propositiva e del disfattismo catastrofico e demodé.

Storicamente, questo secondo atteggiamento produsse lo sviluppo del fenomeno del luddismo durante la seconda rivoluzione industriale. Schieramenti di lavoratori si riunirono in gruppi intolleranti verso le macchine, considerate diavolerie sataniche da bruciare e distruggere per preservare l’occupazione lavorativa degli operai. Nel film “Io robot” dei primi anni 2000’, in un’America futuristica i robot, addirittura in grado di provare emozioni, avevano dato avvio ad una sommossa violenta contro gli uomini. Uomini superati sia intellettualmente che affettivamente dall’ intelligenza artificiale.
Chiaramente queste due visioni, questi due approcci estremi sono il prodotto di un’analisi superficiale ed esasperata della situazione reale. Prevedere il totale fagocitamento dell’umano ad opera del disumano è improbabile. Dietro al software più complesso, all’hardware più sofisticato , lo sguardo attento riesce sempre a distinguere la mano dell’uomo. L’uomo teorico-progettatore e l’uomo pratico-assemblatore della macchina. Ogni apparecchio digitale è frutto del lavoro umano e del suo sfruttamento, come ha sottolineato il filosofo ed economista K. Marx nel “Capitale”.

In termini relazionali, inoltre, significativa è la riflessione del premio Nobel W. Leontief sul confronto tra i cavalli, surclassati dalle macchine durante la rivoluzione industriale, e gli uomini nell’era moderna protesi verso un futuro incognito. Secondo la sua lettura, “[…]Gli esseri umani hanno bisogni economici che possono essere soddisfatti soltanto da altri esseri umani, e ciò rende meno probabile che facciano la fine dei cavalli.[…]”. Riecheggiano in queste parole i principi cardine della riflessione antropologia aristotelica. Se come affermava lo Stagirita, l’uomo è un animale sociale, allora necessariamente, le relazioni interpersonali non possono essere distrutte per far posto all’interazione fredda e apatica macchina-uomo o macchina-macchina. Il sacro fuoco della relazione, dell’afflato istintivo verso l’altro, non può essere spento, nonostante l’atomizzazione sociale operante nella società liquida.
Paradossalmente, l’innesto delle macchina ha e avrà lo stesso effetto di un elisir rigenerante per un’umanità, ormai succube del consumismo e della precarietà. Se la perdita di alcuni posti di lavoro è una dato di fatto, tuttavia, a questo problema è possibile far fronte, predisponendo percorsi di riqualificazione professionale per i già occupati e garantendo loro continuità lavorativa. Per quanto concerne le “nuove leve”, i neolaureati e i diplomati hanno di fronte a sé una prospettiva migliore per almeno due ragioni.

La meccanizzazione del mondo del lavoro investe prevalentemente quelle professioni che richiedono lo svolgimento di mansioni ripetitive e di routine. Da alcuni anni a Milano, capoluogo lombardo, è attivo un servizio metropolitano a guida automatica: i conducenti sono stati sostituiti da software programmati per la guida. Nelle aziende agricole e nella fabbriche, le macchine svolgono attività di irrigazione, aratura o assemblaggio di pezzi. Queste innovazioni, lungi dall’arrecare danno agli ex-impiegati, mitigano e annullano gli effetti alienanti di operazioni meccaniche. Se il paradigma positivista, con la sua maniacale tendenza alla razionalizzazione del mercato, dell’industria e della burocrazia, aveva meccanizzato l’uomo, spersonalizzando le relazioni umane e segmentizzando l’ attività lavorativa (taylorismo), la quarta rivoluzione industriale sta ristabilendo l’equilibrio precedente. A mo’ di slogan pubblicitario, tanto amato dalla logica capitalistica, è possibile amare che la meccanizzazione è l’antidoto migliore alla disumanizzazione.

Nell’era contemporanea, “[..] la distinzione fondamentale è quella tra i lavori di routine ( in cui i compiti sono standardizzati e ripetibili) e quelli che non lo sono[..]..i lavori non di ruotine- manuali o intellettuali- sono raddoppiati [..]3”. Chiaramente, questa tendenza sta favorendo l’emersione e la diffusione di attività lavorative nuove, che richiedono una certa dose di creatività e originalità. Attività che consentono all’uomo di realizzarsi compiutamente, esprimere la propria essenza in modo più libero. “[..]Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”[..]Le parole dantesche, di attualità senza pari, esprimono questo concetto in modo raffinato e quanto mai efficace.
Le moderne fashion-blogger utilizzando la risorse offerta dal web per lanciare, in gergo, nuove tendenze e stili, sfruttano l’onda d’urto dei social network. Nel vissuto quotidiano, la presenza di apparecchiature elettroniche, come la lavastoviglie, il microonde o lavatrice, garantisce un risparmio giornaliero in termine di tempo ed energia. Elementi preziosi che ognuno ha la possibilità di sfruttare per dedicarsi ai propri hobby, iniziarne di nuovi. In alternativa, emerge l’opportunità di pensare o riflettere liberamente, senza la fissazione del tic- tac dell’orologio che scorre spietato divorando istante dopo istante speranze, progetti e desideri. Desideri sacrificati in nome dei ritmi stacanovisti che la società impone ad un uomo sempre più oggettivato e sfruttato.

Potenzialmente, la tecnologia digitale garantisce all’uomo emancipazione dall’alienazione ed espressione creativa. Il vero avversario dei lavoratori, la reale matrice di insoddisfazione, insicurezza e difficoltà occupazionale va ricercate nelle linee politiche dei governi. Linee indirizzate verso un mondo lavorativo sempre più precario, dominato dalla cinica legge “contratto a tempo determinato”.

Alexia Buondioli

Note:
1. Tratto da “Macchine e lavoro: perché l’uomo vincerà sui cavalli” da rivista Aspenia n. 71/2015,
2. Vedi nota 1
3. Tratto da Maurizio Ricci “La repubblica” 9 febbraio 2016

 

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