IL CAMPIELLO MATTIA CONTI
AL CAFFE’ LETTERARIO
DELL’ARCI DI FOPPENICO

mattia contiCALOLZIOCORTE – Il circolo ARCI di Foppenico, frazione del comune di Calolziocorte, si trasforma in Caffè Letterario per una serie di incontri promossi dal regista e scrittore Paolo D’Anna e l’attore e cantante Salvatore De Gennaro. Giovedì 5 febbraio ha visto ospite d’eccezione Mattia Conti, un ragazzo definito «una grande risorsa del nostro territorio» da D’Anna, che ne ha riconosciuto il lavoro ottenuto in questi anni, anche se giovanissimo.

Il ragazzo, classe 1989, ha già alle spalle la pubblicazione di quattro libri, nonché la vittoria nel Premio Campiello Giovani nel 2011. L’incontro di giovedì sera, piacevolmente condotto come una conversazione tra Conti e De Gennaro, ha dato la possibilità al pubblico di ascoltare opinioni originali sull’arte dello scrivere ed il discorso letterario. Per Conti, infatti, la scrittura è come «un’amicizia» che è diventata poi esercizio formale consapevole nel momento in cui ha saputo di scrivere per qualcuno, cioè di essere letto. Se lo scrivere è inizialmente sfogo, slancio vitale, col tempo esso si trasforma in un «rifugio dalla dimensione ipnotica». Tra le opere preferite, Il maestro e margherita di Bulgakov e i lavori di Jonathan Safran Foer, in particolare Molto forte, incredibilmente vicino.

Nelle sue opere convivono in modo intenso le dimensioni della comunità e del ricordo. In Pandora, per esempio, romanzo pubblicato nel 2009, una comunità divisa rispecchia una società ancora combattuta tra bene e male ed il protagonista, su cui pende il dubbio dell’esistenza di un destino già tracciato, risulta passivo, sospeso tra pensiero e azione. Anche nel romanzo Pelle di legno (2011), opera con cui lo scrittore si aggiudica il Campiello Giovani, ritorna la dimensione di una comunità, stavolta travolta dal secondo conflitto mondiale che influisce sulla vita del protagonista, soltanto un bambino, rendendolo un uomo, trasformando la sua pelle in legno.

mattia conti 2Queste componenti letterarie stanno trovando, nell’esperienza di Conti, un’espressione cinematografica, grazie al progetto realizzato in collaborazione con l’Associazione Monte di Brianza. Da una parte del suo ultimo libro, infatti, l’associazione aveva proposto all’autore di trarre un testo teatrale. Si è poi deciso, però, di passare alla cellulosa per rendere quest’opera più duratura nel tempo e più in sintonia con l’idea dell’associazione stessa, che si occupa della conservazione dei localismi naturali e culturali. Il film, dal titolo Te la do me la Merica, è un cammino nella storia di una filanda brianzola e di un gruppo di donne che mettono a repentaglio la propria vita pur di portare a termine il proprio lavoro. L’opera, girata in dialetto e in uscita tra maggio e giugno, è attenta a recuperare la dimensione della vita quotidiana di quei tempi, con espressioni tipiche del linguaggio di allora, un modo di esprimersi e vivere che sentiamo lontano ma che, secondo Conti, abbiamo ancora dentro.

Anche in futuro l’autore pensa di impegnarsi nella realizzazione di un film che stavolta però unisca storia, territorio e letteratura. L’idea sarebbe quella di “riscrivere” sulla pellicola cinematografica il diario che Stendhal compilò durante i giorni trascorsi in Brianza, lodandola per la sua bellezza; un modo per ricordare a tutti noi come il nostro territorio nasconda anche i tesori più inaspettati.

Il caffè letterario tornerà a visitare il circolo ARCI di Foppenico giovedì 19 febbraio, sempre alle ore 21, ospitando l’autrice Maria Luisa Lamanna.

P. S.

 

 

 

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