LA LECCHESE FEDERICA SOSTA,
CREATIVA, ALLA CONQUISTA
DI MILANO E NON SOLO…

federicasostaLECCO – A tu per tu con Federica Sosta, giovane lecchese, trapiantata a Milano che presenterà durante la prossima settimana della moda-donna a Milano “Emerging from the white”, una collezione realizzata da due designer emergenti, LAbel2, ed ispirata ai dipinti di Ted Barr, artista internazionale. Un progetto più che mai attuale che si interroga sulle potenzialità dell’arte di dialogare con diversi linguaggi creativi allo scopo di identificare nuove progettualità di produzione culturale.

“Arte e Moda dicono entrambi qualcosa sulla società contemporanea – sostiene Federica –, e noi nel nostro piccolo, con la nostra collezione vogliamo inserirci nel dibattito sul contemporaneo affermando la nostra identità”.

Qual è il percorso che ti ha portato a realizzare questo progetto?

Dopo una laurea in Scienze dei Beni Culturali presso l’Università degli Studi di Milano, e un anno all’estero a Berlino, mi sono trasferita a Venezia dove ho iniziato a collaborare con la galleria A+A sviluppando il progetto curatoriale COSTRUZIONE, una serie di mostre dalla durata di un giorno sotto forma di piattaforma di incontro per artisti emergenti e creativi. Hanno iniziato fin da subito ad interessarmi progetti che mettessero in dialogo professionalità artistiche differenti, allo scopo di far emergere nuove pratiche e progettualità espositive. E ne ho subito compreso il valore e il rischio. Quando istauri delle collaborazioni creative, la maggior parte degli sforzi è indirizza nel costruire uno spirito coesivo, dove si mettano in condivisione abilità, professionalità, risorse e strumenti. Gli artisti sono spesso individualisti e gelosi delle proprie idee, ma quando decidono di lavorare con me hanno fiducia nei progetti che propongo loro, e sono sempre molto disponibili. Il confronto è necessario nella mia professione, perchè dallo scambio possono nascere strumenti creativi sconosciuti in grado di arricchire non solo il progetto, ma anche la produzione culturale e di pensiero. Spesso costruire una collaborazione costituisce di per sé un progetto creativo, in quanto per poter contenere i costi di produzione è necessario avere una mente in grado di trovare soluzioni creative e innovative, considerando vie sostenibili e alternative.

EftW_invite gmail_780x390Una collaborazione creativa rivela infatti le possibilità inespresse legate alla pratica della co-autorship, dove non si sommano semplicemente le competenze di ciascuno ma se ne identificano di nuove.

E’ questo il caso di Emerging from the White che nasce grazie ad una proficua collaborazione tra l’artista internazionale Ted Barr e Label2, un brand emergente di Milano. Ci siamo chiesti inanzitutto il significato di questa collaborazione, che in gergo si chiama FAC (Fashion and Art Collaboration) e che senso avesse per noi. Non si tratta solamente di un’operazione di design, volevamo far rivivere l’arte di Ted attraverso una linea di moda. Attraverso la moda infatti, l’artista ha la possibilità di superare il concetto di arte pura e intervenire direttamente sul quotidiano. Arte e moda sono connesse all’espressione personale di cui ci prendiamo cura ogni giorno, a quella parte di noi che esprimiamo visivamente e non a parole. Emerging from the White è frutto del desiderio di istaurare un punto di osservazione privilegiato sulla società attraverso la moda e l’arte, aprendo l’immaginario di Ted barr alle creazioni di Label2, Andrea Popovic and Alen Pinku. Abbiamo realizzato una Capsule Collection costituita da 10 outfits che verrà presentata a Milano, in Corso Como 9, durante la prossima settimana della moda donna. Abbiamo deciso congiuntamente di realizzare e presentare la collezione a Milano, perché possa essere uno stimolo per tutti i designer e creativi nostrani a continuare a lavorare nel nostro paese, non rinunciando alla qualità e alla professionalità che Milano può offrire nel campo dell’Arte e della Moda.

4Vogliamo che Emerging from the White arrivi alle persone come messaggio positivo, dove discipline diverse si fondono scopo di creare nuove modalità di produzione culturale d’eccellenza.

Si può essere giovani imprenditori in Italia? Come ci sei riuscita?

E’ molto difficile essere giovani imprenditori in Italia, e non perché manchino delle idee ma perché è davvero arduo stare a galla. Nel mio piccolo ho la fortuna di collaborare con tantissimi artisti e creativi molto validi, e quindi la possibilità di costituire un’impresa culturale è venuta da sé, soprattutto per poter tutelare il loro lavoro. Nei miei progetti sono sempre coinvolte moltissime professionalità diverse, funzioniamo come una rete, e per questo siamo in grado di supportarci e aiutarci a vicenda. E’ importante ci sia una direzione artistica dietro progetti imprenditoriali perchè l’artista è abituato a immaginarsi nuove modalità di produzione e soprattutto è sempre in grado di trovare soluzioni creative sensate.

Come pensi di “sfruttare” Expo, ormai alle porte?

Expo è sicuramente un’importante possibilità di confronto internazionale per Milano, ma sinceramente sono un po’ delusa da quello che è successo finora. L’italia è un paese ricchissimo di cultura e Expo poteva essere un’occasione per mostrare il ‘bello’ che ci contraddistingue in tutto il mondo. Invece come al solito sono gli scandali, i ritardi e le beghe giudiziarie a ricordare al mondo che l’Italia è un paese governato dal caos. Non ho particolari aspettative riguardo all’Expo, anche se sono sicura che porterà qualcosa di buono. In una città come Milano i preparativi per l’Expo ne hanno cambiato i connotati, mettendo tutti quanti in un clima di novità, di rigenerazione. Molte cose sono cambiate, e molte cose cambieranno. Però sinceramente sono più interessata al post Expo, a quello che succederà poi. Spero che saremo in grado di sfruttare Expo per migliorare l’offerta culturale di Milano anche dopo il grande evento, creando progettualità in grado di arricchire e far ‘crescere’ Milano. Vivendo per alcuni anni all’estero, soprattutto in città come Berlino, mi sono resa conto di quanto conti la coesione e la partecipazione sociale nella crescita culturale di una città, e Milano è molto indietro da questo punto di vista. Purtroppo la cultura meneghina è ancora troppo legata a organi istituzionalizzati che hanno come priorità la politica e non l’arte, non riconoscendo nell’arte stessa, quel motore di rigenerazione sociale che permette un arricchimento del capitale culturale di un paese. Mi dispiace, ma siamo davvero indietro.

5Vorrei ‘sfruttare’ Expo per far conoscere Lecco, la mia città e la sua tradizione gastronomica attraverso iniziative culturali che dialoghino col territorio. Trovo assurdo che non ci siano politiche culturali rivolte direttamente alla cittadinanza che leghino Expo al territorio lecchese, soprattutto se si considera la ricchezza della cultura gastronomica delle zone limitofe a Lecco, Valtellina e Valsassina. Sto pensando quindi di organizzare tour gastronomico-culturali che diano visibilità ad aziende produttrici a kilometro zero di cui il nostro territorio è ricco, all’interno di iniziative che permettano di far conoscere non solo dei prodotti di altissima qualità, ma anche il territorio da cui provengono. Anche in questo caso ho chiesto ad artisti e designer che lavorano con il cibo di collaborare. L’arte è un linguaggio universale e permette di aprire un punto di osservazione più profondo sulla contemporaneità. Vorrei che un evento come Expo fosse la reale possibilità di dare visibilità a tutti quei produttori indipendenti che con fatica continuano a lavorare in Italia puntando sulla tradizione e sulla qualità, non sulla quantità.

E’ vero che Milano è la città della creatività?

Milano ha sicuramente una tradizione di creatività legata all’artigianalità, alla qualità e al ‘saper fare’. A Milano sono le professioni a fare cultura. Ma dal punto di vista dell’innovazione e della sperimentazione non è sempre stimolante. Io credo che la creatività non sia solo legata alla produzione di nuove idee ma alla possibilità di identificare nuove pratiche, e a Milano raramente si trovano luoghi adatti alla sperimentazione di nuove progettualità. Esistono decine di hub creativi e incubatori, ma sporadicamente sono radicati nel territorio e nel tessuto urbano, e questo è un limite per la creatività che deve arrivare alle persone come processo, non come risultato.

Perchè da Lecco hai deciso di trasferirti a Milano?

Mi sono trasferita a Milano per studiare, e poi di nuovo un paio di anni fa sono tornata nel capoluogo da Manchester. Per la prima volta ho sentito l’esigenza di rimanere a Milano per un pò, e riscoprire questa città attraverso la lente delle mie esperienze all’estero. Milano può dare molto, ma chiede anche molto. In termini professionali e umani, soprattutto. Non è una città di facile aggregazione, e spesso i rapporti interpersonali sono guidati da opportunismo. E’ una città che, secondo me, deve riscoprire la spontaneità e la partecipazione, e per questo ho deciso di rimanere: per dare il mio personale contributo.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

Il mio sogno nel cassetto riguarda la mia professione. Spero che venga riconosciuto agli artisti un ruolo più importante nelle politiche culturali, attribuendo all’arte un ruolo di rigenerazione sociale ed economica. Troppo spesso l’arte è considerata qualcosa di accessorio, non indispensabile. Mentre io credo, sia necessario tutelarla, soprattutto in periodo di crisi. Gli artisti sono in grado di immaginare un futuro diverso, e di solito sono mossi dalla passione necessaria per renderlo possibile. L’arte permette di ‘uscire dagli schemi’ e di andare in profondità, ricercando il senso e mostrando il significato delle cose.

 Elena Pescucci

 

 

 

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