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DOVE C’ERA UN PRATO ORA C’È…
TANTO CEMENTO: NEL LECCHESE
SCOMPARSI MILLE ETTARI. LE FOTO

LECCO – In via d’estinzione il suolo agricolo nelle province pedemontane. Lo sostiene Legambiente Lombardia citando dati Dusaf 2015 e confrontando le fotografie aeree di quindici anni fa con quelle di oggi. Se in generale dal dopoguerra si è dimezzata la superficie agricola per ogni cittadino, in provincia di Lecco dal 2000 sono scomparsi oltre mille ettari di prati e campi, ovvero undici chilometri quadrati di terreno agricolo sono stati sostituiti dal cemento. 1.800 gli invece gli ettari urbanizzati dall’altra parte del Lario.

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“Anche negli anni recenti, e nonostante gli effetti della lunga crisi economica sul settore delle costruzioni, il suolo agricolo in Lombardia ha continuato a ridursi, con cali di superfici particolarmente rilevanti in valore assoluto nelle province maggiormente dotate di terreni coltivati, dove pesa molto anche il contributo delle nuove grandi infrastrutture realizzate – spiega Legambiente a corredo del dossier fotografico -. È il caso delle province di Brescia, Bergamo, Milano. Se preoccupa il dato della perdita dei terreni migliori dal punto di vista della fertilità, non è meno grave la situazione delle province che condividono con il nord milanese i processi di crescita metropolitana. In particolare nelle province di Monza e Varese, ma anche in molte parti di quelle di Como e Lecco, il suolo agricolo è ormai ridotto a consistenze del tutto marginali, mentre l’assetto urbanistico del territorio appare sempre meno sostenibile”.

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Erano circa 1,4 milioni di ettari nel 1955, sono oggi meno di un milione di ettari. Il dato è legato a un duplice fenomeno: l’abbandono delle terre marginali e montane, verificatosi in particolare tra gli anni ‘60 e ‘80, e l’urbanizzazione del territorio agrario, sviluppatasi lungo l’intero periodo e in particolare negli ultimi decenni. Le conseguenze sono un terreno molto meno presidiato e più vulnerabile, soprattutto nelle aree montane della nostra regione, e una perdita netta di terreni che, sebbene ad alta vocazione agricola, non reggono la competizione con usi del suolo più remunerativi, quali sono quelli legati allo sviluppo di insediamenti e infrastrutture. Se poi si considera la dinamica demografica, che ha visto il passaggio della popolazione lombarda, nello stesso arco di tempo, dai 7 ai 10 milioni di abitanti, il dato della dotazione di terreni agricoli pro capite è ancora più rilevante: nel dopoguerra si davano quasi 2000 mq di terreni coltivati per abitante, ora il dato è dimezzato e si calcolano solo 985 mq/abitante, un terzo della media europea.

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