CAMMINATA IN VAL CALOLDEN.
DA LAORCA AI RESINELLI
ACCAREZZANDO LA NEVE

calolden sedia 2LECCO – Una giornata di silenzio umano e sinfonia naturale in Val Calolden. Il sole, che ha illuminato la valle lecchese a partire dalle 10 di questa mattina, non è stato l’unico soggetto del sentiero. Oche, vecchie baite, il torrente ghiacciato, i rami aggrovigliati nel cielo e la neve. Ottima soluzione perfettamente percorribile in alternativa alla salita ai Piani Resinelli in automobile, lusso che i lecchesi si sono potuti concedere solo a strada costruita, e non moltissimi decenni fa.

Il sentiero, racchiuso tra le sponde boschive della valle, costeggia per quasi tutto il tempo il torrente Calolden che sfocia a Laorca nel Gerenzone. Il corso d’acqua bacia le pietre, trasformandosi di tanto in tanto in capricci di ghiaccio e non lascia mai spazio al silenzio assoluto (che poi pare non esista secondo John Cage, compositore contemporaneo).

La Calolden era la via preferita degli abitanti dei rioni di Laorca, Rancio, San Giovanni alla Castagna, Malavedo, che ai tempi delle gambe allenate e senza auto, partivano di buon ora per una giornata ai Piani Resinelli, tra canti, amici, banchetti sui prati e per i più temerari attendeva sempre l’amata salita in Grigna. Il sentiero “2” indicato perfettamente ancora oggi e percorso da molti nostalgici della Calolden è a disposizione e ben curato, una validissima alternativa ecologica e salutare per accedere ai Piani senza dover intasare di auto ogni domenica di bel tempo i piedi della Grigna.

La valle, nella quale ci si incammina da Laorca, parcheggiando nella rientranza del tornante della vecchia Lecco – Ballabio, sfocia al noto rifugio S.E.L. Rocca Locatelli. In tempo reale specifichiamo che la camminata è fattibile in linea d’aria fino alla fine dei tornanti, l’ultimo tratto è da farsi con ghette o ciaspole per l’altezza della neve farinosa. Subito dopo l’ultima Guerra lo stabile del rifugio S.E.L. è stato dedicato appunto a Renzo Rocca, che al tempo conservava le chiavi dello stesso, e che fu deportato a Mauthausen, dove morì, nel 1944.

L’invito durante il cammino nella Calolden è quello di respirare la quiete e pensare al vociare dei lecchesi di un tempo, che senza comodità, vivevano la domenica in montagna come un dono prezioso, per sé e per le proprie famiglie, divertendosi.

Michele Casadio

 

 

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