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CALCIO & CUCINA: A TAVOLA
CON OLGINATESE E LECCO

tavola imbanditaLECCO – Il pranzo domenicale è il pasto che si gusta di più. In famiglia, con amici o fidanzati, il mezzogiorno del settimo dì è un momento atteso e dedicato al piacere dei sensi. Noi, che non ci facciamo mancare nulla, ogni domenica abbiamo a disposizione il Ristorante Olginatese e la Steak house Calcio Lecco.

Ci sediamo a tavola in via dell’Industria, dove ci accoglie lo chef Alessio Delpiano, un cuoco raffinato attento a scegliere gli ingredienti migliori e ad accompagnarli con le giuste salse per un pranzo di classe. Ci viene servita la tagliata Scaccabarozzi, pezzo di carne pregiato che cucinato nel modo giusto eleva lo standard di tutto il pasto. A garanzia della nostra sazietà abbiamo le classiche e sostanziose salamelle Cristofoli, pronte a saziare ogni tipo di palato. Per arricchire le portate lo chef ci serve l’aceto balsamico di Modena, Marchesetti, invecchiato nelle botti di rovere che ben si sposa con le carni a disposizione di Delpiano. Il companatico ideale è Bono, il pane con i semi di papavero, lineare, ma non dozzinale, mentre come dolce ci viene servito uno strudel alla cannella, Donghi, dolce ed equilibrato che ci lascia giustamente soddisfatti ma non appesantiti. Accompagna il desinare un quarto di brunello di Montalcino, la tifoseria, che non ci inebria però non guasta. Dopo il pranzo luculliano ci salutiamo bevendo un caffè corretto braulio, De Angeli, Colombo, Molnar, Iovine, Menegazzo e Ghislanzoni, che corroborano senza rinunciare al tocco raffinato dello chef.

Ci spostiamo al prato del Rigamonti-Ceppi per la grigliata organizzata da Fiorenzo Roncari, un cuoco attento a saziare i propri ospiti con piatti sostanziosi e ben cucinati. Prima delle carni ci viene servito un abbondante risotto alla milanese. Nella dispensa blueleste è infatti presente lo zafferano Castagna, con cui ogni tanto si sperimentano piatti alterantivi, ma poi si ritorna sui propri passi perché il tradizionale risotto giallo risulta essere sempre il migliore. Dopo aver gustato il primo, passiamo al secondo: Sarao. E’ un ottimo stinco, ma per questo pasto viene relegato a costina che risulta comunque ottima, però non ce ne voglia il cuoco: se di primo si mangia un risotto abbondante, lo stinco come secondo ci cambierebbe la taglia dei pantaloni. Ad accompagnare il tutto una morbida e gustosa focaccia Mauri, che non sarà ricercata però è sempre apprezzatissima dai commensali. A concludere il sostanzioso pranzo un dolce allo zenzero Chessa. La nota spezia se utilizzata con i giusti piatti paga i palati più pregiati; se invece è inserita in una portata dove stona finisce per renderla totalmente disastrosa. Tutto il pasto viene innaffiato da damigiane di vino rosso nostrano, la Curva nord, essenziale per scaldare gli animi. Roncari ci dà il commiato servendoci del liquore all’anice, Frigerio, Redaelli, Rudi, Gritti e Mignanelli, ottimo digestivo anche se a volte può rischiare di coprire troppo i sapori elle altre portate.

Quale dei due sia il locale scelto non ha importanza: a fine pranzo torniamo a casa (quasi) sempre placidi e satolli, con la voglia di tornare e abbuffarci nuovamente dopo la dura e frustrante settimana lavorativa. Non saranno la nouvelle cousine da cinque stelle Michelin, ma le due tavole calde non lasciano mai gli avventori a stomaco vuoto.

Silvia Ratti

 

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