BRIVIO SI INSEDIA: IL DISCORSO N.2
DA SINDACO: “ABBIAMO IMPARATO
CHE L’INGENUITA’ E’ UNA COLPA”

Buonasera a ciascuno di voi,

Virginio Brivio bis sindaco giuramento fasciaringrazio anzitutto i cittadini di Lecco per il voto del 14 giugno e i consiglieri eletti per l’impegno che si apprestano a dispiegare in seno a questo fondamentale organo di amministrazione della città.

Comincia oggi una fase nuova della storia politica della città e, esaurita la fase dell’ascolto e della raccolta delle segnalazioni, si è via via consolidato in me un profondo desiderio di avviare un processo di cambiamento per il quale ho ragione di credere che ciascuno di voi, che ha voluto essere presente a questo battesimo istituzionale, sia l’avanguardia di una nuova stagione della partecipazione.

Abbiamo toccato il massimo storico dell’astensionismo e non mi rassegno a una deriva che rischia di mettere in discussione gli stessi meccanismi democratici. Non trovo consolazione nella sintonia che ci lega al resto del Paese, né mi conforta constatare l’allineamento agli standard e alla tradizione dei paesi anglosassoni. Là vigono una legislazione e una storia lontana e distante da noi, sul piano giuridico e culturale, tant’è vero che, in questi giorni, mentre qualcuno liquidava troppo in fretta le basse percentuali registrate alle urne, alcuni studiosi hanno toccato le corde del nostro sistema elettorale e indicato alcuni percorsi utili, che dovranno diventare oggetto di dibattito e di proposte legislative.

Un esempio per tutti: se per le elezioni amministrative e politiche si applicassero i criteri referendari, ha scritto un opinionista di rango, andremmo a votare una domenica sì e l’altra pure. È per queste ragioni che “la partecipazione” sarà una parola chiave di questo mandato, ma so anche che l’obiettivo potrà essere raggiunto solo l’azione convinta e il contributo costruttivo delle forze rappresentate in Consiglio, perché questa malattia della democrazia è contagiosa e ha toccato l’intero arco politico.

Nessuno infatti può chiamarsi fuori. Resta fermo per me che i partiti, le istituzioni, i loro esponenti debbano essere non solo i testimoni, ma i protagonisti di questo nuovo processo democratico.

Come sapete, alla ripresa di settembre, ottemperando a una chiara indicazione di legge, proporrò al Consiglio Comunale le linee programmatiche di mandato; sarà quella l’occasione per entrare nel merito delle singole questioni, consapevole che le linee guida saranno quelle dettate dal programma che ci ha consentito di essere confermati al governo della città, arricchite dalle indicazioni e dalle osservazioni che hanno caratterizzato gli animati confronti della campagna elettorale.

Il viaggio lungo le vie della città, in centro e in periferia ha permesso di conoscere un ventaglio di problemi e di sensibilità dei quali voglio far tesoro. Considero il momento elettorale come un’occasione per alzare il volume della tensione, ma saremmo colpevoli se ora ci adagiassimo sul consenso ricevuto, spegnendo voci e riflessioni.

Ne è scaturito un repertorio formidabile di esigenze e sollecitazioni, che mi hanno fatto capire una volta di più, come il Sindaco di strada sia necessario anche se collegato con l’amministratore lungimirante e perciò capace di operare una sintesi tra l’immediato e il futuro, tra il problema spicciolo e le grandi questioni: una dialettica che deve essere il motore capace di far cambiare passo alla città, di migliorarla e di migliorarci.

Con l’abolizione della Provincia e la sostituzione con gli enti di area vasta, diretta espressione dei Comuni, Lecco è inoltre chiamata a una nuova responsabilità che chiamerei geopolitica, per definire quel ruolo di capoluogo che non può più essere contraddistinto dalla semplice targa automobilistica.

Anche qui mi piace eleggere a simbolo del nostro mandato il concetto di ponte, che mette a fuoco un problema reale di collegamento, ma anche la necessità di porre Lecco in un ruolo e in una dimensione di crocevia nel quadrante lombardo.

Sono momenti di “vacche magre” congiunturali e strutturali come quelli derivanti dal patto di stabilità, che non è un alibi, ma una condizione alla quale sono costretti gli enti locali di ogni area e di ogni bandiera. Non a caso ci troviamo spesso in posizione dialettica, anche aspra, con lo Stato, soprattutto quando la politica dei tagli non tiene conto delle virtù di una amministrazione e tende a punire senza selezione. Ma è proprio in questa temperie caratterizzata dalla povertà delle risorse, che occorre aguzzare l’ingegno e avviare progetti, promuovere idee, riscoprire ideali, consapevoli che la buona semina di oggi darà i frutti domani.

Anche la nostra piccola storia locale ha alle spalle questa filosofia, se è vero come è vero che infrastrutture delle quali godiamo oggi sono state concepite 30/40 anni prima del taglio del nastro.

Ricordo l’attraversamento di Lecco, il nuovo Ospedale, l’università e le epiche battaglie che un’intera classe politica ha combattuto dagli anni 70 in poi.

Un altro aspetto che mi sta a cuore riguarda la saldatura generazionale. Si tratta a mio avviso di trovare in ogni ambito elementi di raccordo tra i giovani e gli anziani, anche attraverso puntuali indirizzi e interventi istituzionali. So bene che Lecco non ha nulla da invidiare ad altre realtà sul terreno della solidarietà, e qui entra in scena anche quella cultura cattolico democratica, alla quale sono orgoglioso di appartenere e che si è materializzata con una miriade di postazioni di volontariato, espressione tra l’altro anche di una variegata pluralità di ideali, in grado spesso di surrogare la latitanza o le difficoltà nel dare risposte del potere pubblico.

Non si tratta solo di coniugare la sapienza e la memoria degli anziani con la vitalità e l’entusiasmo dei giovani, ma di creare le condizioni perché gli uni e gli altri possano esprimersi nella pienezza dei loro diritti, dei loro doveri, delle loro potenzialità.

Il Comune non è fattore di occupazione in senso stretto, ma deve ambire a indicare una strada, a mediare quando necessario e soprattutto a fornire tutti gli strumenti che possano promuovere la società nel suo complesso e favorire il suo sviluppo.

La campagna elettorale ci ha lasciato in eredità una città viva e sarebbe delittuoso narcotizzarla fino alle prossime consultazioni. Ci sono spazi vitali a Lecco che aspettano solo di essere mantenuti accesi e io faccio ammenda per le negligenze del passato; so bene di quanti ostacoli sia lastricato il nostro cammino, ma sono certo che l’esperienza acquisita sul campo sarà per me, per la mia maggioranza e per questo Consiglio tutto, mi auguro, foriera di una avventura che permetterà a Lecco di crescere e di essere all’altezza delle sue tradizioni.

Noi dobbiamo esaltare le nostre peculiarità e non affannarci a inseguire modelli che non ci appartengono. È troppo facile dire “monti e lago”, ma non saremo mai, e per quanto mi riguarda non vorremmo essere mai, la Lugano d’Italia o una copia lariana di Cortina d’Ampezzo.

Dobbiamo difendere gelosamente la nostra ricchezza e i nostri valori con mentalità aperta e ricordando, per esempio, come lo sport a Lecco abbia sempre svolto una formidabile funzione sociale, avendo saputo, come in pochi altri luoghi, legare insieme le vette agonistiche con le pianure di quelle discipline aperte a tutti che fanno dei lecchesi una gens sana che ama misurarsi e che il rapporto tra corpo e spirito lo sa valorizzare da sempre. È questo un punto che dovrà diventare centrale nella nostra attività.

Oggi variamo anche la giunta, cioè la squadra che con me sarà chiamata a manifestare in concreto la volontà di cambiamento e la capacità di porsi ancor più in sintonia con la comunità lecchese.

Credo di aver rispettato i tempi e sono certo di non deludere le attese. Non abbiamo proceduto col bilancino, ma come ad ogni livello occorre tener conto delle diverse anime e delle differenti rappresentanze, nonché caratterizzare la squadra in maniera precisa: coesione, determinazione e innovazione sono gli ingredienti che contraddistingueranno la nuova compagine di governo della città.

Non ho trovato personalità di spicco né riscontrato grandi disponibilità, fuori dal contesto di coloro che sanno che la parola d’ordine sarà il sacrificio.

C’è un altro vocabolo caduto di moda e che va ripristinato, si chiama servizio, che per molti si avvicina alla gratuità. Così è nata una squadra determinata, motivata e che dovrà operare in armonia di intenti senza personalismi e protagonismi.

Consentitemi un “grazie” sentito e non formale ai componenti tutti della passata Giunta, che hanno condiviso con me anni faticosi, per cui considero la nuova una sorta di ideale staffetta.

All’ex Presidente del Consiglio Marelli va un caro ringraziamento, così come un sentimento di gratitudine particolare va a tutti i componenti del Consiglio Comunale uscente, per il loro impegno civico e il loro prezioso, pur dialettico, contributo.

Ma voglio concludere con una nota capace di definire la cifra della Lecco che ha amministrato nel passato e nel presente e sono certo saprà operare nel futuro.

Mentre la corruzione e il malaffare imperversano un po’ ovunque e gettano un’ombra cupa sulle istituzioni; mentre, anche a Lecco, la magistratura è chiamata a giudicare e contribuire a rinforzare le difese immunitarie di chi quotidianamente si spende per il bene della comunità, a me piace riconoscere come gli amministratori del Comune di Lecco di ieri e di oggi, della prima e della seconda Repubblica, abbiano saputo fare dell’onestà una precondizione dell’azione politica, non un merito.

In questo solco vogliamo camminare a testa alta, consapevoli che gli errori sono dietro l’angolo; in questi anni abbiamo imparato anche che l’ingenuità è una colpa e che invece lo scrupolo e il rigore sono virtù da perseguire e che non vanno mai date per scontate.

Grazie ancora a ciascuno di voi, come mi piace dire, con la certezza di poter contare sul vostro contributo anche laddove l’asprezza del confronto dovesse albergare in questo Consiglio.

Vogliamo essere lo specchio di questa città laboriosa, generosa, democratica, sapendo che il nostro obiettivo è il bene comune, che non è un’indulgenza retorica o dottrinale, ma l’insegna della nostra azione quotidiana.

Lecco, 29 giugno 2015

                 Il Sindaco di Lecco

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