BOND ‘FANTASMA’ ANCHE A LECCO:
IL PRES BIZZOZERO A SAN VITTORE

Daniele Bizzozero Calcio LeccoLECCO – Arrestato un’altra volta il patron della Calcio Lecco Daniele Bizzozero. La Guardia di Finanza di Lecco ha incarcerato l’imprenditore di Cermenate, su esecuzione di un provvedimento proveniente dal Tribunale di Milano, nell’inchiesta che vede coinvolto anche l’ex sindaco Stefano Bruni di Como.

Bizzozero, ora nel carcere di San Vittore, era già finito ai domiciliari lo scorso 5 aprile perché accusato di collaborare con un’organizzazione che clonava carte di credito, ora sarebbe implicato nel crac di una agenzia privata di riscossione tributi che avrebbe utilizzato titoli fantasma.

Daniele Santucci AIPALa punta dell’iceberg dell’inchiesta, era stata scoperta nel marzo 2014, quando era stato tratto in arresto per peculato Daniele Santucci, storico patron di AIPA – società incaricata da oltre 800 Comuni sparsi in tutta Italia di riscuotere i tributi locali.

Il metodo per sottrarre denaro alle casse dei Comuni era semplice: due conti corrente intestati fittiziamente alla società – ma non inseriti nella contabilità – sui quali confluivano i denari provenienti dalla riscossione e dai quali Santucci avrebbe attinto secondo propria necessità.

Poi, nel maggio del 2015, sotto la direzione della Procura Regionale della Corte dei Conti lombarda, quanto scoperto in sede penale era stato analizzato sotto la lente dei principi contabili dell’Erario.

Sequestrati tutti conti corrente e le proprietà riconducibili alla società di riscossione, passaggio necessario per garantire il ristoro del danno erariale causato.

Nelle prime ore della mattinata odierna, a un anno di distanza, i militari della Guardia di Finanza di Lecco, coordinati dal pubblico ministero della Procura di Milano Donata Patricia Costa hanno dato esecuzione a cinque ordinanze di custodia cautelare emesse nei confronti di un cittadino olandese residente in Svizzera, tre italiani residenti nell’hinterland milanese, nel comasco ed uno in provincia di Pesaro Urbino; tutti indagati a vario titolo per i reati di bancarotta concordataria e fallimentare aggravata, abusivismo finanziario e costituzione fittizia di capitale sociale.

Il danno causato dagli arrestati ad AIPA – alla quale è stato revocato nei giorni scorsi il concordato preventivo a causa delle gravi distrazioni effettuate dagli amministratori a ridosso della richiesta della procedura concorsuale – e MAZAL – della quale è stata
riconosciuta, sempre dal Tribunale Fallimentare di Milano, l’insolvenza fraudolenta – ammonterebbe almeno a 150 milioni di euro.

L’attività di indagine ha consentito di attribuire a ogni attore il suo ruolo: Virgilio Luigi, manager dalla lunga esperienza nel settore finanziario che avrebbe dovuto traghettare AIPA fuori dalla situazione in cui si trovava a causa della precedente gestione, salvare l’attività di riscossione dei tributi di circa 1200 Comuni e centinaia di posti di lavoro, avrebbe invece continuato a drenare risorse pubbliche – infatti i denari raccolti dalla società provenienti dalla riscossione dei tributi sono di proprietà dei Comuni – anche per mezzo di fatture pagate per consulenze di importi rilevanti. Con AIPA in stato di “pre fallimento” Virgilio, senza una trattativa pubblica, conferisce i contratti di riscossione degli Enti Locali alla MAZAL – società neo costituita, il cui capitale sociale (requisito necessario per poter essere iscritti all’Albo delle società di riscossione tributi) è risultato pressoché nullo.

Ed è proprio per costituire il capitale sociale di quest’ultima società (18 milioni di dollari americani in titoli emessi dalla JP MORGAN1, rivelatisi privi di valore alcuno così come fasulle sono risultate essere due polizze fideiussorie per 10 milioni di euro) che Virgilio si sarebbe rivolto a Bruni e Bizzozzero.

I due pare svolgessero un ruolo assolutamente attivo nella intermediazione, contrattazione e acquisto dei titoli (incassando tra l’altro centinaia di migliaia di euro per consulenza/intermediazione) introducendo Demers Johannus, faccendiere olandese stabilitosi a Lugano, che in una banca estera detiene centinaia di milioni di titoli JP MORGAN. L’operazione, preceduta da diverse attività di perquisizione e sequestro di beni e disponibilità finanziarie su conti correnti per oltre 4 milioni di euro, si è conclusa con l’arresto degli indagati e ha visto l’impiego di oltre 50 militari nelle province di Milano, Monza e Brianza, Como e Pesaro Urbino.

Contestualmente sono in corso i sequestri su tutti i titoli JP Morgan nella disponibilità degli arrestati che potrebbero essere stati utilizzati “per fini illeciti”.

 

 

 

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