BENI COMUNI: ”STOP ALLE MAXI
AGGREGAZIONI SOCIETARIE,
NON SNATURARE RUOLO PUBBLICO”

C’è un sottile filo rosso che accomuna, a tutti livelli, la gestione dei cosiddetti Beni Comuni essenziali.
Parafrasando il termine francese “argent = soldi”, più che di color rosso si potrebbe definire di colore argento, vista la logica aziendalistico-finanziaria che permea le strategie di molte società partecipate, non solo locali.COMITATI BENI COMUNI logo - Copia

Il rischio di ridurre ogni cosa, dietro apparenti logiche efficientistiche, sostanzialmente a pura gestione mercantile sembra trasversalmente unire operazioni di maxi aggregazioni nel settore dell’energia e del gas (a quando l’acqua ?), scelte “d’impresa sociale” a maggioranza privata nel campo della gestione dei servizi sociali, e progetti faraonici (teleriscaldamento) nel campo della gestione dei rifiuti e quant’altro.Scelte che, in nome di presunte ottimizzazioni, sinergie e/o economie di scala, stanno finendo con l’espropriare progressivamente i Comuni, e quindi i cittadini, della loro irrinunciabile funzione di controllo sull’operato dei consigli di Amministrazione, allontanandoli sempre più anche dai centri decisionali effettivi.In altre parole, stiamo sempre più assistendo alla trasformazione dei cittadini in semplici “clienti e consumatori” di un sistema che sta perdendo la sua costitutiva funzione sociale di gestione ed erogazione di servizi primari.E’ questa la logica che, al di là di tecnicismi e strumentali verbosità, sta inficiando anche il nostro tessuto locale.Il tutto pare accompagnato spesso da abbondanti dosi di arroganza “istituzionale”, tipica purtroppo dei “centri di potere” e da una sorta di “sudditanza politico-clientelare” ai vari livelli.Dietro al termine di “pubblico” parrebbero celarsi, a volte, strategie elaborate da pochi che finiscono col produrre, dietro decisioni apparentemente condivise (ma invece solamente fatte “ratificare” da sindaci e consigli comunali spesso poco consapevoli), conduzioni che portano unicamente ad aprire al mercato settori delicati della nostra convivenza civile.A fronte di tutto ciò, a fatica, ma in termini sempre più vivi, si sta registrando una crescente insofferenza/resistenza, che sembra saldare trasversalmente associazioni, gruppi di cittadinanza attiva, componenti politiche, qualche rappresentante delle istituzioni comunali e qualche eminente giornalista locale.

E’ a tutti costoro che ci rivolgiamo perché aumentino le sinergie in questa comune battaglia a difesa della nostra Democrazia, che non può che connaturarsi come partecipativa e dal basso.
A uno di questi eminenti giornalisti, da tempo coraggiosamente impegnato su questo fronte, che amaramente scriveva rispetto alla pluriennale questione della gestione del servizio idrico provinciale un “Ora il confronto si è chiuso definitivamente”, ci viene accoratamente da dire: Il confronto non si chiuderà, e con esso quello legato agli altri settori sopra richiamati, sin quando ci saranno persone che antepongono l’interesse collettivo a quello di consorterie, convenienze particolari e politiche rigide d’appartenenza.

Ecco perché diciamo BASTA alle maxi aggregazioni societarie ed allo snaturamento del ruolo pubblico nella gestione dei Beni Comuni Primari e dei servizi alla persona.

Ed ecco perché ci rendiamo disponibili ad un raccordo con tutti coloro che si riconoscono in questa lotta.

Unione Comitati e Associazioni di cittadini lecchesi
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