ANTONIO ROSSI E SIMONE MORO
PER RICORDARE L’AMICO LORENZO
“COSÌ LO FACCIAMO RIVIVERE”

lorenzo mazzoleni-02LECCO – Non mancava proprio nessuno questa sera al Cenacolo Francescano per ricordare Lorenzo Mazzoleni, il fortissimo alpinista dei Ragni che vent’anni fa ha perso la vita scendendo dal K2 dopo averne conquistato la vetta all’età di 29 anni.

Un curriculum impressionante: il primo Quattromila a 14 anni, maglione rosso a 18, prima spedizione extra-europea a 19; salite tutte le vie classiche della Alpi, arriva il primo Ottomila nel 1986 e la lettera con cui gli viene comunicato che a soli 23 anni è stato ammesso negli Accademici del Cai. Nel 1992 conquista l’Everest nell’ambito di una spedizione scientifica, l’anno dopo con Simone Moro sale in invernale dell’Aconcagua e nel 1995 conquista la cima del McKinley. E infine nel 1996 sale la montagna più desiderata di tutte il K2, quella che se lo porterà via.

antonio rossi_serata lorenzo mazzoleni

In quegli stessi giorni drammatici per Lecco e per tutto l’alpinismo italiano però, i riflettori si accendono sulla nostra città anche per un altro motivo: Antonio Rossi ad Atlanta ha vinto due medaglie d’oro. Una gioia inimmaginabile per il campione, stroncata quando in aeroporto al suo ritorno scopre che il suo amico Lorenzo non c’è più. “Abbiamo passato assieme i primi dieci, dodici anni della nostra vita. Andavamo all’oratorio, a catechismo, al corso di alpinismo giovanile del Cai. Anche quando le nostre strade si sono divise lui per me è rimasto un grande amico, una persona di riferimento. Quando ho appreso della sua morte ho passato tutto il viaggio da solo a piangere, non riuscivo neanche a gioire per le mie medaglie”.

simone moro_serata lorenzo mazzoleniUn’altra amicizia, consumata questa sì sulle pareti, è quella con Simone Moro. “Ci siamo conosciuti durante la spedizione sull’Everest e da lì è nata un’amicizia spontanea e vera, abbiamo iniziato ad andare in montagna assieme, ma anche in falesia e a frequentarci al di là dell’attività sportiva. È una delle persone più talentuose che abbia mai conosciuto, ma soprattutto era pieno di vita e ben voluto da tutti. Basti pensare che, come si sa, il mondo dell’alpinismo tende sempre a rognare un po’ su tutti, ma con Lorenzo no, perché era impossibile”. Dopo aver raccontato tanti divertenti aneddoti dei momenti passati assieme, l’alpinista bergamasco sottolinea come “anche alla morte bisogna dare un senso e lo si può fare solo continuando a far vivere Lorenzo”.

E questo è quello che fa Mariassunta Lenotti in Pakistan, con la sua associazione Amici di Lorenzo che ad Askóle, l’ultimo villaggio della valle del Baltoro nella parte più remota della regione del Karakorum, a circa 3000 metri di altitudine sostiene il funzionamento sanitario e organizzativo del Lorenzo Mazzoleni Dispensary, realizzando iniziative di educazione sanitaria per gli abitanti del villaggio e delle zone limitrofe e attività di informazione e sensibilizzazione sulle condizioni socio-sanitarie. Nell’ambulatorio è stato formato personale infermieristico locale e dei medici volontari si danno i turni per garantire una presenza il più possibile costante.

Anche un’altra associazione, nata dall’incontro di alcuni viaggiatori italiani con il Nepal e le difficoltà delle popolazioni che ci abitano, ha sposato il ricordo di Lorenzo e nel suo nome sviluppa programmi di sostegno dei bambini in età scolare: è la Onlus Namaste di Bulciago, che col suo presidente Giuseppe Camorani è tra i promotori di questa bella serata. A chiudere è il neo-presidente nazionale del Cai Vincenzo Torti alla sua prima uscita ufficiale in questa vesta: “Non avrei potuto cominciare la mia avventura da presidente in modo più emozionante. Sono anni che mi occupo di Cai e mai lo avevo visto in mani migliori di quelle di Lorenzo: lui ha lasciato in segno e lo avete coltivato sulla scia del suo esempio travolgente”.

Manuela Valsecchi

 

 

 

 

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