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ABOU KHAZEN VICARIO DI ALEPPO
A LECCO: “RICOSTRUIRE LA SIRIA
CON LA LAICITÀ DI STATO”

Georges Abou Khazen 2LECCO – Una Sala Ticozzi gremita per l’incontro con monsignor Georges Abou Khazen, vicario apostolico di Aleppo. Il vicario, invitato dal Centro culturale Alessandro Manzoni di Lecco, ha tracciato il quadro tragico, ma insieme ricco di speranze, della Siria ed in particolare della grande città di Aleppo, semidistrutta da una battaglia urbana che si è protratta per quattro anni, sino al dicembre scorso.

Abou Khazen, introdotto dal presidente del Centro culturale Gianluca Bezzi e intervistato dal giornalista Andrea Avveduto, ha rimarcato la necessità della riconciliazione tra tutte le parti in un Paese dove vivono ben 23 diversi gruppi etnici e religiosi, travolti dal conflitto innescato dall’espansione militare e politica dell’Isis e che li ha visti anche opporsi militarmente. Riconciliazione che passa dal superamento dei traumi portati dalla guerra, che hanno colpito in particolare le più giovani generazioni (molti bambini per anni non hanno frequentato la scuola, oppure hanno visto decimate le proprie famiglie), dall’avvio della ricostruzione e dal ritorno, pur tra mille difficoltà, ad una vita “normale”, dove sia possibile ritrovare quella convivenza pacifica tra etnie e religioni che è stata un patrimonio della società siriana.

Da sinistra Bezzi, Abou Khazen, Avveduto

Da sinistra Bezzi, Abou Khazen, Avveduto

Un obiettivo, ha spiegato il vicario apostolico di Aleppo, raggiungibile grazie anche al riconoscimento formale di una laicità di Stato in grado di consentire a tutte le minoranze di vedersi tutelate e riconosciute, con l’affermazione delle libertà religiosa e di coscienza: un’ipotesi sostenuta in particolare dalla Russia e che vede una disponibilità in tal senso da parte dell’attuale governo siriano.

Restano comunque i grandi problemi di un Paese distrutto dal conflitto, dove ancora si combatte, le infrastrutture e le attività economiche sono ridotte ai minimi termini, e l’emigrazione e la fuga dalla guerra hanno innescato una drammatica situazione sociale. La Chiesa, ha aggiunto Abou Khazen, in questi anni ha cercato innanzitutto di vivere la sua “vocazione”, così l’ha definita il vescovo, a testimoniare Cristo e la possibilità di una convivenza pacifica al di là delle convinzioni politiche e religiose: vocazione che si è concretizzata, tra le macerie, in una articolata opera di solidarietà e di carità a favore dei bambini, degli orfani, delle famiglie e delle loro attività economiche, senza pregiudiziali religiose e politiche. Un’opera resa possibile anche dagli aiuti provenienti da tutto il mondo (al termine della serata lecchese sono stati raccolti fondi per la ricostruzione), e che è servita anche riavvicinare una popolazione divisa al suo interno dalla guerra.

pubblico Sala TicozziUn compito non semplice, quello che attende la Chiesa e i cristiani, che in Siria sono una minoranza e che hanno visto drasticamente ridotti i numeri della propria presenza (nella sola Aleppo i cattolici sono passati da 180 a 40 mila), ma che oggi si fa forte – ha detto Abou Khazen – di una speranza profonda, della preghiera e della solidarietà di tanti fratelli. E della forza del perdono: “Il perdono è una virtù cristiana – ha spiegato il vescovo –. Ed è l’unico modo per fermare la spirale di violenza. Una delle nostre missioni di cristiani, oggi, è mostrare il perdono”.

Al termine del dibattito, con numerosi interventi da parte del pubblico Bezzi, ha invitato alla vicinanza alla situazione cristiana anche attraverso le associazioni e le iniziative che stanno operando per la ricostruzione e per una rinnovata presenza cristiana in questa area a fortissima maggioranza musulmana.

 

 

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