170 ANNI FA LECCO DA BORGO
DIVENNE CITTÀ. QUALE FUTURO?

170 Lecco 3LECCO – Sono passati 170 anni da quel 22 luglio 1848, quando il Governo provvisorio della Lombardia promosse Lecco da borgo a rango di città.

In occasione del 170esimo compleanno, il convegno “Lecco – presente, passato e futuro di una città” ha voluto partire dalle radici storiche ed economiche del borgo elevato a città per rivolgere l’attenzione a quello che sarà di Lecco, come polo industriale, economico e turistico.

Anche gli abitanti di Lecco partecipano al fermento europeo del 1848: quando scoppiano le Cinque giornate di Milano, il 18 marzo 1848, a Lecco si arruola la guardia civica e la guarnigione austriaca viene costretta alla resa. Poi, alcuni volontari lecchesi danno aiuto agli insorti milanesi. Quando il Governo provvisorio della Lombardia costituisce i Comitati di Sicurezza in ogni provincia, Lecco non vuole aderire a quello di Como e, rivendicando la propria autonomia, chiede il riconoscimento a città.

Così, “il borgo che s’incammina a diventar città” del Manzoni viene riconosciuto come tale, in virtù non solo del commercio, dell’antica specializzazione mettallurgica, della funzione strategica tra pianura Padana e Austria, della quantità di abitanti e delle nobili memorie letterarie, ma anche per il suo contributo alla causa nazionale durante i moti, nato dall’intraprendenza e dallo spirito di iniziativa dei propri abitanti.

Brivio 170E poi, inserendosi in questo percorso secolare, un ulteriore tassello di crescita è stato aggiunto nel 1992, quando Lecco diventa capoluogo di Provincia: “Proprio il ruolo di capoluogo sarà una delle sfide dei prossimi anni, anche in relazione alla necessità dei piccoli centri di aggregarsi, non necessariamente di fondersi, per poter rispondere a istanze sempre più pregnanti e articolate”, puntualizza il sindaco di Lecco Virginio Brivio, presente alla conferenza insieme all’assessore alla cultura Simona Piazza e a Mauro Rossetto, del Museo Storico di lecco.

Il forte radicamento territoriale e nazionale, la capacità di produrre impresa da parte di una comunità e l’apertura al mondo con imprenditori come Badoni e Falc, sono parte integrante della storia lecchese e offrono un tema di riflessione importante: qual è il futuro di città medie come Lecco? Come valorizzare la dimensione turistica di pari passo a quella di un’industria 2.0?

“Il futuro di Lecco poggia sulla capacità del capitale umano di produrre autonomia e guidare processi di sviluppo economico”, puntualizza creando un ponte tra ieri e oggi Luciano Fasano, docente di Scienze politiche, economiche e sociali all’Università degli studi di Milano.

Luciano Fasano 170 LeccUn quinto dei comuni italiani racchiude tra i 20 e i 60 abitanti, e Lecco, con la sua popolazione di circa 50mila persone, è proprio una delle tipiche città che costituiscono l’ossatura del nostro Paese: “Sono realtà che, non essendo troppo estese, sviluppano un forte capitale sociale, ma sono sufficientemente grandi da potersi esprimere come attori, e non come comparse, nei progetti di sviluppo”, continua Luciano Fasano. “Lecco si inserisce proprio in questa dorsale e deve pensarsi all’interno di un mondo globalizzato, a metà tra il globale e il locale”.

“Una città dalla forte connotazione industriale come Lecco va intesa nel contesto delle filiere produttive transnazionali e ha la necessità di guardare a un’impresa 2.0”, continua Fasano.

Una peculiarità di Lecco è inoltre la sua capacità di essere uscita dalla crisi prima di altri territori: “Parlando con alcuni imprenditori lecchesi ho notato una forte idea di capitale sociale nel rapporto con il lavoratori ed è emerso prima dalla crisi chi ha compreso il passaggio irreversibile a una dimensione di impresa internazionale”. Anche i numeri danno conto del superamento del periodo nero: “Il tasso occupazionale è aumentato raggiungendo livelli pre crisi e l’occupazione femminile, seppur di poco, è aumentata”, spiega Luciano Fasano.

La storia passata e presente suggerisce quindi l’idea di una città che non sia una comparsa nel panorama locale, nazionale e internazionale, ma che sia attrice: “Il fondamentale lavoro di sinergia tra mondo del lavoro, impresa, amministrazione e la capacità di farsi promotrice di una rete orizzontale con il territorio, lontana dalla contrapposizione tra città e periferia, è ciò che può rendere Lecco un’attrattiva culturale ed economica”, conclude Fasano.

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L.L.

 

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