DECRETO SALVINI, C. VALSECCHI:
“CLERO DIA DIGNITÀ ALLE PAROLE
COMPASSIONE E MISERICORDIA”

Parlavo recentemente con mio fratello che è sacerdote e presta la sua  opera presso la Curia Arcivescovile della delicata situazione che si è manifestata con il decreto sicurezza e in particolare dell’atteggiamento dei cittadini italiani verso i richiedenti asilo.

Un sondaggio di qualche settimana fa riportava che il 63% della popolazione era d’accordo con le politiche di chiusura dei nostri porti e di azzerare gli accessi dei migranti verso le nostre coste, indipendentemente dalle conseguenze che potevano verificarsi sul fronte della sicurezza per donne, uomini e bambini alla ricerca di un futuro migliore lontani da miseria, violenza e conflitti.

Parto da una riflessione in famiglia per introdurre un argomento che non può più essere sottaciuto alla luce di quanto sta accadendo: “ma se i cattolici in Italia rappresentano il 75% della popolazione vuol dire che grande parte dei fedeli condivide posizioni opposte alle convinzioni di fede che guardano alla misericordia e alla compassione come valori e sentimenti fondamentali ?”.
Evidentemente è così !

Non che nella Chiesa manchino prese di posizione precise, autorevoli e impegnative a partire dal Santo Padre fino alla redazione di Famiglia Cristiana, tuttavia ritengo che il Clero nel suo insieme debba essere artefice e protagonista di ridare dignità a parole come “compassione e misericordia” in relazione all’accoglienza dei migranti che, in questo momento, sembrano sbiadite.

Non voglio certo fare una predica, sono l’ultima persona che potrebbe vantarne diritto, mi limito solo a chiedere se non è il caso di recuperare uno spirito ecumenico che ha sempre ispirato le grandi scelte della Chiesa superando le tentazioni di mantenere posizioni timide e spesso al limite del neutrale su tematiche che riguardano il futuro di tanta povera gente.
Non voglio addentrarmi sul decreto sicurezza, sulle attuali posizioni politiche, per le quali nutro un sentimento di rigetto psicologico e vivo, da Fondatore di Les Cultures,  un profondo senso di disagio, amarezza ed imbarazzo per quanto sta avvenendo nel panorama politico italiano, europeo e mondiale, mi basterebbe sperare che questa situazione possa presto vedere una forte resistenza anche da parte di coloro che pur affermando di essere cattolici negano, con i loro atteggiamenti, i principi base della fede di appartenenza.

Qui non stiamo parlando di asfaltare le strade, di fare opere pubbliche o di parteggiare per una forza politica o per l’altra, stiamo parlando di esseri umani, spesso stiamo parlando degli ultimi, dei più sfortunati. Forse é giunto il momento per chi crede di dare una ripassata al Vangelo e alla Bibbia e ricercare le ragioni di parole nobili come compassione e misericordia.

Chiedo scusa se mi sono addentrato in un campo che dovrebbe competere a ben altre voci molto più significative della mia, ma per chi ha passato parte importante della vita ad alimentare vocazioni alla convivenza pacifica fra i popoli, all’incontro tra le culture, cercando di contribuire a favorire una società cosmopolita, eterogenea, tollerante e scevra di pregiudizi e trovarci, invece ora, con persone sole in mezzo alla strada o nel mare, ripudiate dalla società e dalla politica, senza prospettive, rappresenta un pugno nello stomaco insopportabile.

L’iniziativa autorevole della Chiesa rappresenta sicuramente una speranza e un crocevia fondamentale per la rinascita di una cultura consapevole e solidale che oggi sembra essere smarrita sotto i colpi di una spregiudicata, disumana e odiosa campagna propagandistica finalizzata esclusivamente ad incassare consenso senza aver presente delle nefaste conseguenze che presto si presenteranno a pretendere un conto, purtroppo,  salato.


Corrado Valsecchi

 

 

 

 

 

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