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LA LETTERA/CENA DEI MIGRANTI, “CHE MISERIA: ODIARE I POVERI
E NON LA POVERTÀ”

Caro Direttore, “Chi ha pagato?”. Possono tre o quattro millenni di cultura umana essere riassunti in una domanda scema?

post-zampeE’ quello che si evince leggendo centinaia di commenti sui social ad un post dell’ex consigliere Zamperini dopo la cena di amicizia fatta tra consiglieri comunali e una ventina di richiedenti asilo al circolo Acli il Campaniletto di Pescarenico.

Una slavina di insulti che rendono disperati: non c’è davvero speranza per Lecco. 
Un dato è certo e spaventoso: come si fa: odiare i poveri e non la povertà è qualcosa di veramente vergognoso.
Un gesto politico e di vicinanza, di esempio oserei dire, da parte dell’amministrazione comunale (maggioranza e opposizione), ridotto, da troppi commenti, a insulti razzisti e: “chi ha pagato?”

Ex politici che cavalcano l’odio e l’ignoranza di troppa gente, così quello che indigna è una foto sulla stampa.
E’ che persone hanno ospitato altre persone per una cena

E nemmeno un sussulto, nei commenti, per un poco di coscienza critica, moralità, che spingono a vedere che intorno a quella tavolata – e a quelle fatte in queste settimane da decine e decine di famiglie lecchesi – ci stanno storie umane degne di essere ricordate e vissute, conosciute e condivise – sempre che preferiamo odiare la povertà non i poveri.

Centinaia di commenti: “chi paga?”, “prima gli italiani” ,”ci chiuderanno loro le frontiere qui”,”quando farete una cena per i nostri poveri?”.

Perché l’obiettivo è far credere che l’immigrazione è come una coda. Ogni persona è il nemico di quella che la precede.
Si chiamano “guerre tra poveri”. Alimentiamo la paura. Amplifichiamo questo sentimento.  
Uno strumento volgare che si basa sulle cicatrici di chi ha sperimentato la fame, la povertà. Di chi la sta sperimentando. Sfruttando chi non era cattivo. Ma chi era arrabbiato e terrorizzato.

E’ la sindrome dello zircone spacciato per diamante. E’ solo un falso. 
E’ partita, anni addietro, questa conversione, erano gli anni del nuovo miracolo italiano, degli yuppies, dei paninari tutti firmati, della borsa che andava a mille, la macchina e il meccanismo di finzione: stufi di essere proletari, i proletari hanno deciso di non esserlo più. Era giunto il tempo di essere stufistufi di essere guardati dall’alto al basso.

Ed erano stufi perché erano soli. 
Da tempo. Senza Partito, senza Sindacato. Senza Comunità intorno, dentro. 
Sopportavano il fatto di essere operai quando esisteva un “noi”.
Il fatto di vivere in una strada fatta di operai, il fatto che tutti i bambini della strada vestissero riciclato,  creava uno scafandro protettivo che in qualche modo fortificava, arricchiva i sacrifici, li mostrava, li rendeva “normali”. 
C’è un “noi” tosto, collante fortissimo nel puzzare tutti allo stesso modo
C’è un “noi” che è collante, legame, condivisione. 
L’elettricista della fabbrica che ti fa un salto a casa tua per dare un occhio al forno che salta e tu che gli fai una teglia di lasagne, a buon rendere. 
E’ tutto interno, tutto “tra di noi”. Noi.

Ora, che cosa succede quando crolla il mondo? Quando arrivano i primi echi, le prime voci, figurati. 
“Si, figurati, se crolla il cielo. Non può. E’ impossibile. Ma sai che casino succede?” 
Non puzzi più, di quella cavolo di puzza che tu non senti, ma chi passa davanti alla fabbrica sente, e tu non lo sai ma ce l’hai addosso. E’ nell’acqua che usi per la lavatrice, nell’aria che respiri quando apri le finestre, quando passeggi, è nel vento dove stendi ad asciugare i vestiti. Il “noi” crolla.

Tutti si raggruppano attorno al sindacato, al partito e anche al prete. Tutti e tre sono profondamente legati a “noi”. E nessuno ha risposte, serie, concrete, convincenti. 
Con lo scioglimento, la disgregazione, lo sgretolamento del “noi”, il proletario si è trovato ad avere di fronte, ad avere a che fare, con un mero “io”.

Posso fidarmi solo di me stesso. 
IO mi tiro fuori dai guai. 
Io mi metto in proprio, io mi tutelo da solo. 
Orfani, derubati di un “noi”, i proletari hanno fatto, e gli si è lasciata fare l’unica cosa che potevano fare. Al crollo del “noi” come classe sociale, cambiano il proprio stile di vita.
Il solo problema da affrontare e superare, non ancora risolto  – ma casomai acuito da questa crisi economica, finanziaria, sociale -, è che questo stile di vita non è semplice da sostenere.
E da qui, gli ex politici (razzisti e berlusconinani) ti mettono in coda e tu sei bello che allenato alla guerra che vogliono loro. 
La Guerra tra poveri. 
E non odi più la povertà ma i poveri.
E così ti va di traverso pure una semplice, comunitaria, nobile e solidale cena tra persone. E pensi solo “a chi paga?” e ti perdi la vita e la risposta più importante. 
“L’umanità è in crisi: e da questa crisi non c’è altra via d’uscita che la solidarietà tra gli uomini”.

Paolo Trezzi

 

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Le lettere pubblicate su questo giornale sono opera di singoli i quali si assumono la responsabilità delle opinioni espresse – non necessariamente condivise da LarioNews.

 

 

 

Pubblicato in: Città, Immigrazione, Lettere a LeccoNews, politica Tags: 

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