RIFIUTI ZERO: DOVE FINISCONO
GL’INQUINANTI DELL’INCENERITORE?
“DOVE TIRA IL VENTO”. IN PRIMIS
SU MONTE BARRO E OGGIONESE

LECCO – A Palazzo Falk di Lecco, nel nome dell’ambientalismo, una serata animata da un vivo dibattito, con il Coordinamento Lecchese Rifiuti Zero che ha presentato un cospicuo studio scientifico, commissionato in maniera totalmente indipendente e autofinanziata, sulla ricaduta dei fumi e altri danni ambientali causati dall’incenerimento dei rifiuti.

Gremita la sala di persone sensibili e attente: sono infatti numerosi, anche se mai abbastanza, i cittadini di Lecco preoccupati per la salute dell’ambiente e, di conseguenza, dell’uomo.

I più decisi di loro hanno fondato anni addietro il Coordinamento, noto per l’impegno civile di cui si è fatto carico e portavoce nel territorio. Il suo impegno è quello di diffondere informazioni serie e sicure sulla tematica, facendo appello allo studio e alla consulenza di esperti in materia. Il contributo di questi ultimi, ingegneri e medici, è stato prezioso come l’ossigeno. Metafora pertinente visto il proposito di cercare reali soluzioni al problema dell’inquinamento.

Non si è trattato di un processo agli inceneritori, piuttosto di una discussione condotta con cognizione di causa. Il Coordinamento ha infatti presentato un’indagine approfondita e scientifica volta a mettere sul campo un’alternativa green che possa realmente giovare alla salute dei cittadini dei Comuni interessati. A proposito dei paesi, la questione si è focalizzata sull’individuazioni di quali fra quelli della provincia di Lecco sono maggiormente interessati dalla ricaduta dei fumi.

Gli inceneritori – come puntualizzano i membri – sono forni brucia rifiuti dai quali divampano fumi che diffondono nell’atmosfera particellato saturo di tossine e che niente hanno da spartire con i termovalorizzatori: i due dispositivi non sono sinonimi.

Il Coordinamento chiarisce che il proprio studio non vuole essere contrapposto ai dati raccolti da SILEA, bensì un contributo per informare e non contrastare, oltre che arricchire la rosa di informazioni da diffondere sulla spinosa questione.

Il primo esperto a prendere la parola è stato l’ingegnere chimico Daniele Fraternali, presidente dell’azienda Servizi al Territorio srl, le cui prestazioni consistono in studi specializzati per l’ambiente e l’energia improntati su modelli matematici. Attraverso le ricerche, quelli di Rifiuti Zero hanno voluto fornire ai sindaci e alla popolazione dei Comuni interessati dal problema strumenti concreti per conoscere e fronteggiare i problemi della sorgente inquinante. Dove vanno gli inquinanti? Dove tira il vento. Gli esperti riconoscono che la meteorologia del territorio di Lecco è complesso per sua conformità naturale. L’analisi, altrettanto articolata, ha dovuto dunque basarsi su più fattori. Il risultato è stato il rilevamento di carico di emissioni, intermediato e messo poi a disposizione dal Coordinamento al pubblico utilizzo. L’obiettivo di tale studio è stato rilevare i luoghi di maggiore ricaduta e minore ricaduta per poter realizzare un’analisi compattata delle città maggiormente interessate.

Seguendo i dati metereologici e gli inquinanti da essi trasportati è stata tracciata una mappa, necessariamente valida e accurata, dei comuni maggiormente interessati dalla ricaduta dei fumi. Mappa che espone la situazione in modo drammaticamente chiaro: nonostante l’inceneritore si trovi a Valmadrera, il punto di massima ricaduta è il Monte Barro, a cui segue la zona dell’oggionese. Anche se interessate in misura minore, non sono escluse invece le zone di Civate. Del tutto esclusa risulta essere la città di Lecco.

Il secondo relatore a prendere parola è stato Paolo Crosignani, in collegamento da Londra, perito medico che ha esposto l’analisi epidemiologica di cui si è fatto carico e che porta avanti in maniera sempre più decisa.

Silvia Calvi

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