TRENORD, PIOVONO LETTERE:
QUANTE CRITICHE FEROCI
DAI PENDOLARI LECCHESI

LECCO – Riceviamo e pubblichiamo due distinte missive, collegate tra di loro dal tema, comune: la critica anche feroce delle politiche di Trenord, dal sistema ferroviario in quanto tale ai tagli che entreranno in vigore a dicembre, ad altro ancora.

Eccone i testi, come sempre sul nostro giornale in forma integrale e “senza filtro”:

Situazione dei treni in Lombardia: dissolto il fumo, resta l’arrosto ancora più bruciato!
Nella giornata di ieri si è tenuta l’audizione in V Commissione regionale Territorio ed Infrastrutture con il nuovo amministratore delegato di Trenord Marco Piuri che, tenetevi forte cari pendolari amici di sventura, ha candidamente ammesso: “nei prossimi 24 mesi le condizioni strutturali del sistema non si modificheranno”, ergo il sistema ferroviario lombardo è destinato a rimanere lo stesso per almeno altri due anni.
Come ampiamente prevedibile, la soluzione tampone dello scorso mese di agosto di introdurre 9 treni usati (ad oggi ne sono arrivati, tra l’altro, solo due) e 20 dipendenti distaccati da altre regioni italiane, non ha minimamente scalfito la tragica situazione nella quale versa, ormai da anni, il trasporto ferroviario in Lombardia.
Finalmente, nonostante si sia cercato di distogliere l’attenzione dai veri problemi passando intere giornate a parlare della governace societaria ed a rimpallarsi le colpe tra Trenord e Trenitalia, il nodo è venuto al pettine: ci si è resi conto, forse una volta per tutte, che la tanto sbandierata eccellenza lombarda non è tale quando si parla del trasporto ferroviario!
A dire il vero ci aveva già tentato il precedente AD di Trenord, Cinzia Farisè, a denunciare attraverso una lettera all’allora Presidente Maroni che “vi è un rilevante rischio di non potere assicurare nel breve medio periodo il servizio ferroviario su alcune linee” e “la vetustà del materiale rotabile ha raggiunto limiti insostenibili su alcune flotte”. Era il non tanto lontano 26 agosto 2017 ed invece di prendere sul serio questo grido d’allarme si è preferito, forse perchè più facile, esonerare l’allenatore.
Vi chiederete allora, una volta ammessi almeno in parte i peccati – rispetto al 2017 ad esempio vi è stato un ulteriore calo dell’indice di puntualità, passato dal 84% al 79%, ed un incremento dei treni soppressi, dal 2.54% al 5.15% (di cui il 65% a causa di treni vetusti) – che soluzione sarà mai stata proposta? E qui viene il bello, si fa per dire. Al fine di invertire la tendenza e “ricominciare ad andare verso la normalità” è necessaria una “rimodulazione del servizio”, ovvero tradotto dal politichese, sostituire i treni più vecchi, per ora solo sulle linee meno frequentate, con autobus! Un po’ come indossare un cappello al posto di una mantella durante una giornata di pioggia…
Nessuno di noi, io in primis, ha la bacchetta magica, ma secondo il mio modesto parere sarebbe opportuno voltare seriamente pagina e mettere in campo una volta per tutte, attraverso una azione coordinata tra RFI e Trenord, un serio piano di sviluppo e di investimenti attorno a questi tre capisaldi: incremento del personale oggi sotto organico, inserimento di materiale rotabile nuovo e  potenziamento dell’infrastruttura ferroviaria. So benissimo che il tutto non può avvenire nel giro di qualche mese, ma non possiamo di certo continuare ad andare avanti così come negli ultimi anni perdendo dell’inutile tempo a rimpallarsi le colpe ed a sacrificare sull’altare dei pendolari solo gli amministratori delegati che, come colpa, hanno solo quella di seguire gli indirizzi politici dettati tra l’altro dalla Regione stessa.
Un’ultima considerazione poi. Mi auguro che a livello nazionale non vada in porto la follia di salvare Alitalia attraverso la fusione con Trenitalia. Il trasporto locale è stato sacrificato per anni a vantaggio dello sviluppo dell’alta velocità (che tra l’altro oggi ha raggiunto ottimi livelli di efficacia ed efficienza): evitiamo la beffa di buttare al vento questi sacrifici per salvare una compagnia aerea ormai decotta e piena di debiti!

Anche i poveri pendolari meritano rispetto! Si  prenda finalmente atto che non sono cittadini/utenti di serie B!

Antonio Gilardi
Ex vicesindaco Olginate e pendolare

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I tagli di Trenord
Sono un cittadino in grande disappunto con i tagli di Trenord che entreranno in vigore a dicembre, tanto che ho recentemente scritto alla suddetta società, al presidente Fontana e all’assessore alle Infrastrutture Claudia Maria Terzi.
Innanzitutto due parole: “basta tagli”. Al momento dell’uscita delle primissime notizie, ho potuto constatare come ancora una volta sia coinvolta la ferrovia della Valtellina, dal 2014 già ridotta all’osso nei festivi (tratto Colico-Sondrio con due soli treni al giorno) e già rimodulata nella fascia mattutina.
Purtroppo, vedo che anziché migliorare, si peggiora. Oltre a ritenere inutile e dannosa questa mossa, risollevo la questione della “cura del ferro”.
50 corse non sono poche. Trenord potrà anche espletarne più di 2000 al giorno, ma sempre di taglio si tratta. Per questo non posso udire le parole “razionalizzazioni” o “sostituzioni”: sempre tagli sono. Tra l’altro, si interviene negativamente su linee “secondarie” soltanto sulla carta, ma fondamentali nello sviluppo di una rete ferroviaria diffusa e capillare. In questo modo, si isolano territori che presentano già numerose problematiche, e non sto parlando soltanto in termini di “ferro”.
Per fare cosa? Per sostituire le corse con autobus, in contrasto con la campagna anti-emissioni spesso pubblicizzata da Trenord; autocorse che impiegano un tempo considerevolmente più lungo, allontanando ulteriormente le persone dal treno, autocorse che creano code. E’ in questo modo che si infrange un modello tra le regioni italiane molto “europeo”, tagliando.
Sono consapevole dei costi, sono consapevole della necessità di risparmio, così come non tralascio che attualmente la situazione è paradossale e quasi da terzo mondo. Ma tutto era prevedibile: in primis la creazione di una regionalizzata partecipata al 50% da Trenitalia e al 50% della Regione, che se confrontata con altre divisioni regionali italiane di Trenitalia, sotto ogni aspetto, è a dir poco infima. E poi la cattiva gestione della società in tutti questi anni.
Tornando alle sostituzioni, si tratterà anche di corse situate in “bassa fascia oraria”, ma sempre di riduzioni si tratta. Purtroppo si sta procedendo come il vicino Veneto, che negli ultimi anni ha attuato la stessa politica. Tra qualche anno l’ultimo treno sarà alle 16?
Occorrerebbe staccarsi dal grandissimo cinismo e cominciare a ragionare in termini di mobilità sostenibile, valorizzando il trasporto su ferro. Perché quello che deve essere offerto è un Servizio ai cittadini, non un contentino o un Privilegio giusto perché i treni vanno fatti muovere. Dove c’è ferro si usa il ferro, allontanando ogni ragionamento anti-storico e atto soltanto al risparmio. Mi rivolgo anche ai casi di riduzione degli orari delle biglietterie (Colico) o eliminazione completa (Tirano).
E pur comprendendo la situazione emergenziale, non posso che condannare un atto che porterà le nostre ferrovie ad impoverirsi. Aggiungo che non ho ancora compreso per quanto tempo si protrarranno le riduzioni: sei mesi? Due anni?
Il danno è di notevoli dimensioni, e non si pensi che passerà inosservato.

Alessandro Bonini

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