ASSEMBLEA ANCE: “COSTRUIRE
IL FUTURO FERMANDO IL DECLINO”

LECCO – “È davvero un’utopia, per chi vive, fa impresa e lavora in Italia, sperare di poterlo fare in un Paese finalmente moderno?”. Su questa domanda ricorrente si è sviluppata la relazione con la quale il presidente dei costruttori di Lecco e Sondrio, Sergio Piazza, ha introdotto venerdì sera, nella sala convegni Espe, l’assemblea annuale di ANCE, dopo i saluti del vicepresidente Gian Maria Castelli. Un’assemblea molto partecipata, sia da parte delle imprese iscritte che dalle istituzioni del territorio, con un titolo particolarmente forte e provocatorio, anche se comunque propositivo: “Costruire il futuro, fermando il declino”.

E proprio su questi due registri diversi – da un lato la constatazione del quadro difficile e carico di preoccupazioni, per il settore e per il Paese, con cui ci si deve oggi misurare, dall’altro la voglia comunque di non lasciarsi abbattere e di guardare al domani – Sergio Piazza ha condotto il suo appassionato intervento.

“Il rischio purtroppo – ha infatti sottolineato Piazza – è che chi opera in un settore, come l’edilizia, che vive una crisi più che decennale, si trovi di fatto a perdere un ulteriore ciclo di possibile sviluppo, rinviando ancora nel tempo l’uscita dal tunnel”. Del resto i dati parlano chiaro. L’Istat certifica infatti che, nel primo semestre 2018, a fronte di un aumento dell’1,2% di tutti gli altri settori economici, l’occupazione nelle costruzioni vive un ulteriore calo (-2,7%). I dati dell’Osservatorio delle casse edili continuano poi a registrare un calo in termini di ore lavorate, lavoratori e imprese: al 31 dicembre 2017, rispetto al 2008, parliamo di un crollo pari al -53% delle ore lavorate, del -45% di lavoratori iscritti e del -42% delle imprese. E la rilevazione a giugno 2018 evidenzia lo stesso terribile trend: ore lavorate scese di un ulteriore 2%, lavoratori (-1,2%) e imprese (-3%).

Un quadro difficile, che se tocca in primo luogo il mondo delle costruzioni, dall’altro ha pesanti contraccolpi sul Paese: “Cosa ci differenzia dal resto d’Europa, dalla Spagna che cresce al 2,8% e addirittura dalla Grecia che registra un +1,9%? All’economia italiana manca l’insostituibile apporto dell’edilizia e della sua filiera, collegata con oltre il 90% dei settori economici del Paese. Grazie all’edilizia potremmo crescere dell’0,5% in più ogni anno. Senza lo stallo delle costruzioni l’economia italiana si sarebbe, dunque, potuta già riportare ai livelli pre-crisi, allo stesso modo dei principali Paesi europei. Questi dieci anni di crisi hanno invece praticamente fermato un’intera fetta dell’economia italiana, con una contrazione complessiva dei livelli produttivi di oltre 70 miliardi di Euro, determinando, tra l’altro, una forte perdita di competitività e di efficienza per il sistema Paese”.

Certo, non mancano esempi virtuosi, ha ricordato il presidente di ANCE Lecco Sondrio, come la nuova tangenziale di Morbegno o il progetto, ormai avviato a buon fine, della variante di Tirano. Ma per il resto strade, infrastrutture, scuole, palestre, edifici pubblici fanno acqua, anche nella ricca Lombardia. All’origine di questa situazione sta, a detta di Piazza, il fatto che “la politica ha preferito alimentare a tutti i livelli la spesa corrente, di fatto improduttiva, piuttosto che gli investimenti. Non è, a dire il vero, che questi sulla carta siano mancati. Anzi, nelle ultime Finanziarie, abbiamo finalmente assistito ad un incremento degli stanziamenti in opere pubbliche. Il problema è che, alla prova dei fatti, i cantieri non sono decollati e gli stanziamenti sono serviti in buona parte per alimentare quelli degli anni successivi”. E a soffrire di ciò sono anche gli Enti locali che, in dieci anni, dal 2008 al 2017, hanno dimezzato la loro spesa per opere in conto capitale.

Se la burocrazia è il tarlo che mina alla base il “sistema”, per il presidente di ANCE Lecco Sondrio il vero problema sta il codice degli appalti: “Da strumento per la programmazione e la gestione efficiente e trasparente delle opere pubbliche il codice degli appalti si è trasformato in uno strumento per la lotta alla corruzione, tra l’altro poco efficace anche in questo. Sono state introdotte misure e regole che, se cercano di dare una risposta a questo aspetto, lo fanno a danno di quello che dovrebbe essere la sua vera e propria finalità. Il ‘mostro legislativo’ che è stato partorito fa acqua da ogni parte. E, qui sì che entra in gioco la politica, se non vi si mette mano rischia di trascinarci tutti sul fondo”.

Ma a questo declino i costruttori non vogliono arrendersi e chiamano le istituzioni alle proprie responsabilità: “Se vogliamo che il declino si fermi e l’Italia torni a poter guardare con fiducia al futuro ed essere a sua volta rispettata e stimata, non possiamo soltanto affidarci al coraggio, alla tenacia, alla creatività e all’impegno delle sue aziende, dei suoi imprenditori e dei loro collaboratori. Occorre innanzitutto che si mettano queste stesse imprese nelle condizioni di operare”.

La strada passa in primo luogo da “una forte politica di investimenti, sia per realizzare le infrastrutture che oggi ancora ci mancano e che ci permetterebbero di non essere esclusi dalle grandi correnti di traffico internazionali, sia per risolvere i problemi di collegamento che, ad esempio, oggi penalizzano i nostri territori e le nostre imprese”.  In secondo luogo occorre “riscrivere il codice degli appalti, facendo sì che ad essere premiate siano le imprese che hanno più competenze e capacità e non quelle attrezzate solo formalmente. Al rigore amministrativo non può corrispondere l’indifferenza della prestazione, che porta alla malaugurata procedura di ribassi folli, a lavori interrotti a metà, a contenziosi eterni. E occorre, al tempo stesso, introdurre nuove forme di controllo da parte dell’Ente pubblico, che possano tradursi in un premio per chi opera correttamente e all’insegna di una sana concorrenza, e un deterrente per chi corretto non lo è”.

Vi è poi il tema dell’introduzione di una “seria qualificazione delle imprese edili” e quello della “programmazione urbanistica”: “Bisogna avere il coraggio di metter mano ai PGT, riscrivendoli in vista del processo di cambiamento del territorio, coinvolgendo tutti gli attori. Bisogna introdurre innovazione e tecnologia nei processi decisionali: la vera smart city parte da qui: da una nuova forma di collaborazione tra cittadini, imprese, professionisti e macchina comunale, che faccia uso della digitalizzazione quale metodo di trasparenza e certezza, in primo luogo nei tempi. E, soprattutto, occorre fare in modo di introdurre incentivi reali perché i grandi progetti possano decollare e siano realmente appetibili per chi vi vuole investire. Solo così è possibile davvero promuovere interventi di rigenerazione urbana”.

Domande e provocazioni che l’assessore al territorio e alla protezione civile di Regione Lombardia, Pietro Foroni, ha raccolto nel suo intervento: “Non è il tempo di tirarsi indietro – ha affermato, condividendo la necessità di riscrivere il codice degli appalti – che rappresenta un Leviatan di burocrazia”. Nel ricordare il positivo rapporto di dialogo e confronto attivato con ANCE Lombardia, Foroni ha evidenziato come “la manutenzione sia un tema centrale per Regione Lombardia che, già in questi primi sei mesi, ha stanziato circa 70 milioni di Euro per interventi di manutenzione del territorio”.

La scelta di investire in edilizia pubblica e sanitaria, viabilità e aiuto alle imprese da parte della Regione è per altro testimoniata da quanto emerso in sede di Conferenza Stato-Regione, che permetterà alla Lombardia di avere circa 400 milioni di euro nel 2019 e 300 milioni nel 2020 per dare risposte in questi ambiti.

Sul fronte della rigenerazione urbana, altra priorità per la Regione, dopo la imminente approvazione del Piano Territoriale Regionale si aprirà un tavolo di confronto con le associazioni e le amministrazioni locali con l’obiettivo di “rendere davvero più conveniente il recuperare che consumare nuovo suolo”, attraverso la semplificazione delle procedure, la riduzione dei tempi, la possibilità di incrementi volumetrici e la riduzione degli oneri di urbanizzazione. “Questa è una sfida che dobbiamo affrontare e vincere insieme – ha sottolineato Foroni – così come l’altra sfida, quella sull’autonomia regionale, che non significa solo più risorse ma anche maggiore potestà legislativa”.

A concludere i lavori dell’assemblea annuale di ANCE Lecco Sondrio è stato l’intervento dell’economista Roberto Perotti, docente alla Bocconi di Milano. Un intervento, il suo, che ha voluto essere fortemente provocatorio. A chi si attendeva numeri e previsioni macro-economiche, Perotti ha voluto rispondere invece con una riflessione apparentemente elementare, quasi scontata, ma proprio per questo dirompente. Partendo dalla candidatura di Lombardia e Veneto alle Olimpiadi invernali, ha espresso la predilezione per una politica indirizzata verso la quotidiana manutenzione dell’esistente o la realizzazione di piccoli interventi.

“Quello che vale per le Olimpiadi – ha concluso – vale per tante (non tutte) opere pubbliche e tanti (non tutti) investimenti pubblici. Possono essere etichettati come investimenti pubblici, ma non hanno un ritorno per la collettività. E soprattutto, spesso distolgono risorse economiche ed energie intellettuali dai problemi più importanti, ma meno appariscenti”.

L’assemblea si è conclusa con la premiazione dell’arch. Luigi Colombo, per dieci anni alla guida di ANCE Lombardia, e con la proclamazione degli eletti nel nuovo Consiglio direttivo di ANCE Lecco Sondrio per il prossimo quadriennio, a seguito delle elezioni svoltesi nella parte privata immediatamente precedente. Sono risultati eletti (in ordine alfabetico): Claudio Bianchi (Edil-Bi Spa di Sondrio), Gian Maria Castelli (Sandrini Costruzioni Srl di Morbegno), Giorgio Colombo (Costruzioni Colombo Lilliano Srl di Mandello L), Luigi Colombo (Colombo Costruzioni SpA di Lecco), Andrea Confortola (Conf Costruzioni Srl di Bormio), Natale Corti (Corti Costruzioni Srl di Galbiate), Luca Fabi (Savai Srl di Malgrate), Giandavide Gaddi (Gaddi Srl di Mandello L), Giovanni Gerosa (Aurola Srl di La Valletta Brianza), Pierangelo Mazza (Mazza Srl di Chiavenna), Luca Mazzoleni (MBM Opere Edili di Calolziocorte), Giuseppe Pedranzini (Pedranzini & C Srl di Mantello), Sergio Piazza (Piazza Carlo & C SpA di Introbio), Michele Rigamonti (Impresa Rigamonti SpA di Sondrio), Mario Sangiorgio (Costruzioni Edili Sangiorgio Srl di Garbagnate Monastero), Maria Cristina Spoto (Spoto Costruzioni Srl di Valmadrera), Paolo Valassi (Valassi Costruzioni Srl di Lecco) e Alessandro Valsecchi (Edilizia Valsecchi Srl di Costamasnaga).

Eletto anche il nuovo Collegio garanti contabili: Barbara Colombo (Costruzioni Edili Colombo Giordano di Calolziocorte), Michele Gilardi (Gilardi Costruzioni Srl di Lecco) e Orietta Pozzi (Pozzi Costruzioni Edili Srl di Barzago) i componenti effettivi; supplenti sono Nicoletta Bertoldini (Costruzioni Bertoldini Srl di Premana) e Luca Cantoni (B Immobiliare Srl di Lecco).

 

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