SULLA BUONA STRADA: MARTINA
TRA 160 BAMBINI IN TANZANIA,
“A DARE AMORE, RICEVI AMORE”

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OLGINATE – In Tanzania sono un milione e mezzo le persone affette da HIV. Per questo motivo a Dodoma ha trovato casa Il Villaggio della Speranza ONLUS, un complesso assistenziale fondato da suor Rosaria Gargiuolo per bambini orfani sieropositivi ed adulti affetti dal virus. Martina Bilora, studentessa di 20 anni della facoltà di Scienze motorie, ha trascorso lì un mese la scorsa estate. Coinvolta da un’amica, Martina ha deciso di partire per “il desiderio di aiutare, di rendermi utile e di poter fare qualcosa per gli altri”. Ma non solo, perché a spingerla c’era anche la sfida a “vivere una realtà completamente diversa dalla mia, con una cultura diversa, un paesaggio diverso”.

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Il Villaggio ospita oggi in 12 case-famiglia 160 bambini. Nel tentativo di ricostruire un ambiente il più possibile accogliente e familiare, in ogni casa si trova una coppia di genitori volontari, supportata da un’infermiera. I bambini necessitano infatti di attenzioni mediche continue: una considerevole parte di loro, oltre ad aver contratto il virus HIV, soffre ad esempio di malnutrizione. E tuttavia i sorrisi di questi bambini “sono l’ottava meraviglia del mondo, provare per credere!”, commenta Martina. Subito dopo la sua fondazione, il Villaggio disponeva esclusivamente di un asilo. Col passare degli anni però la crescita in età ed in numero dei bambini ha reso necessaria la costruzione e l’apertura di una scuola elementare, frequentata oggi da circa 500 alunni. La scuola – nel tentativo di favorire l’integrazione dei piccoli del Villaggio – accoglie infatti anche i ragazzi residenti nelle zone circostanti. Questa l’immagine che Martina conserva: “Penso di non aver mai provato emozioni così forti nella mia vita. A dare ricevi amore, è proprio vero. E non c’è compenso migliore di quello ricevuto attraverso l’affetto e le emozioni trasmesse da quei bambini”.

45e7fad0-e2a8-4989-836c-d6d00f445103Il mese trascorso a Dodoma è stato però per Martina anche un tempo di spaesamento perché “realizzi di avere tutto, ma nonostante ciò ti ricordi di tutte le volte che ti sei lamentato per cose banali” e perché è impossibile comprendere “cosa hai di diverso per essere nato sano, con dei genitori e una casa”. Conoscere il Villaggio e le condizioni di vita dei suoi abitanti è stata quindi l’occasione per lasciare spazio a “rabbia, tristezza, amarezza, delusione, senso di colpa, inquietudine” e per conquistarsi poi la consapevolezza di “aver partecipato a rendere una piccola parte della loro vita migliore”. Soprattutto, nel Villaggio Martina ha scoperto che “non tutto il mondo è marcio. Anzi, ci sono persone pronte a portare un po’ di luce in questo mondo e credo siano questi i veri eroi dei nostri giorni”.

Ileana Noseda

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